Monday, 7 December 2015

(Giudizio storico - Istituto fondamentale) La sfida del realismo progettuale

Pensiero complesso, ragione problematizzata, volontà attiva sono gli "ingredienti" del realismo progettuale. Il problema più grande che vedo, nel mondo di oggi, è che siamo prigionieri di una irrealtà che abbiamo costruito attraverso il pensiero lineare, la ragione chiusa e la volontà sopita e
indifferente. Come dire, in troppi non abbiamo più la "passione per la realtà", fino al punto di non comprenderla in noi e di non condividerla; mi ci metto anche io perché nessuno può dirsi estraneo e irresponsabile rispetto a questo mondo fondato sulla incultura del dominio e dello scarto.

L'aggettivo "progettuale" accanto al sostantivo "realismo" ha il senso di una sfida da accogliere e, insieme, da vincere. La realtà non è solo quella che vediamo; quella vera, vive in ciò che non comprendiamo e che non abbiamo voglia di conoscere in maniera critica, a cominciare da noi. Per fare questo, però, abbiamo bisogno di ripensare il nostro approccio, di regalarci una "epifania" laica e globale che ci permetta di fare tesoro delle nostre eredità (in esse comprendendo quelle intellettuali, esperienziali, religiose) e di "sintetizzarle" alla prova della storia. Il realismo progettuale è una sfida alle nostre certezze, è l'entrare nella realtà attraverso l'occhio lungo della "visione storica"; il realismo progettuale è la possibilità di uscire dalla "dittatura dell'eterno presente", dal ridurre, semplificare, dividere, escludere per dominare.

Deve essere chiaro, per svolgere una riflessione onesta e coerente, che nella nostra natura abbiamo la possibilità sia di maturare e di esistere in un "realismo del presente" che di maturare e di vivere in un "realismo progettuale"; dipende da ciascuno di noi scegliere una strada anziché l'altra, ben sapendo che la prima, quella di un realismo del presente nel quale esistiamo, sta mostrando tutti i suoi limiti e tutte le sue degenerazioni.

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