La prima forma di corruzione è nel pensiero. Si tratta di una corruzione nel nostro approccio alla realtà che, nell'idea dominante e globalizzata, è "parallelo" ai mondi-della-vita, alle loro complessità, ai loro talenti e alle loro contraddizioni. Pratichiamo un pensiero corrotto come pensiero superficiale, distaccato dalle profondità di ciò che siamo, capace soltanto di generare "irrealtà" facendo degenerare la realtà.
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Friday, 29 January 2016
Wednesday, 27 January 2016
Diario filosofico - Giudizio storico 27/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Abbiamo la responsabilità di ri-congiungere l'etica come ricerca della verità con la nostra responsabilità di "persone - soggetti storici". E' quest'ultima che ci manca come principio del nostro "essere-in-divenire"; siamo irresponsabili e in-differenti, incapaci di entrare nelle profondità dei mondi-della-vita e di accogliere e valorizzare le differenze. L' "etica storica" è la tensione del progetto umano che si ri-crea, è riconciliazione e riappropriazione; l'unico modo per "fare pace" con il mondo, uscendo dalla guerra permanente nella quale siamo immersi, è di restituire sostanza progettuale e visionaria al nostro essere persone umane, mediando le tentazioni omologanti e dominanti che pure appartengono alla nostra natura.
Tuesday, 26 January 2016
Diario filosofico - Giudizio storico 26/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
L'etica del cambiamento è nella condivisione di un cammino di senso. Siamo chiamati a percorrere la vita, ricercando in essa la verità che evolve, che si forma e che non è mai data una volta per tutte. L'etica del cambiamento è nel considerare la verità come la tensione alla pienezza e mai come un dogma; la verità è scoperta continua, ri-scoperta, sintesi, avvicinamento al mistero della condizione umana nel creato. In tanti, nel mondo di oggi, pensano di essere etici nel considerarsi depositari di una qualsivoglia verità; ed è qui, in tale certezza, che abita il "disumano potenziale" che, se non mediato, diventa "storico". Quella che noi pensiamo sia l'etica nasconde, in realtà, la sua negazione che è principio della nostra degenerazione.

Diario filosofico - Giudizio storico 26/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Le potenzialità e le contraddizioni del cambiamento vivono in noi. E' che noi, troppo spesso, dimentichiamo di essere parte di un cammino e non il traguardo della storia; e questo è il tipico atteggiamento totalizzante di chi non lascia spazio alle differenze, di chi le considera come un impedimento alla propria affermazione. L'etica del cambiamento è la nostra volontà di far evolvere i processi storici vitali, prima di tutto riconoscendoli in ogni altro DI noi, interprete unico e irripetibile di una natura umana che tutti, al contempo, comprende e supera; l'etica del cambiamento vive nella nostra immersione nei mondi-della-vita, in una ragione aperta e in una volontà attiva. Siamo etici nel momento in cui ci relativizziamo, ci problematizziamo, ci apriamo alle complessità della realtà.

Monday, 25 January 2016
Diario filosofico - Giudizio storico 25/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Nessuno può dirsi contrario al cambiamento. Detto questo, nell'attuale fase storica in cui siamo appesi tra la crisi sistemica della convivenza umana nel creato e la sua degenerazione, rischiamo di non riuscire più a trovare la strada dell'umano, il senso del vivere, la prospettiva di vivere-in-comune. Il cambiamento è ricerca, non "nuovismo". Ogni innovazione, per dirsi tale, deve spezzare radicalmente le nostre certezze consolidate, contribuendo a farci entrare nell'universo del "non conosciuto", e deve incarnarsi nei processi storici vitali della convivenza. Ogni innovazione porta dentro di sé un doppio mistero: quello dell'esperienza che ci fa essere e quello dell'oltre che già ci percorre e che ci fa essere "in divenire". Come possiamo dirci innovatori se, da un lato, siamo prigionieri dell'eterno presente e se, dall'altro lato, non pensiamo il cambiamento in termini davvero sistemici, nella conoscenza, in ogni contesto e nella integrazione fra questi ?
Diario filosofico - Giudizio storico 25/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Il nostro approccio verso la realtà non va cambiato, va stravolto. Ci vuole una "rivoluzione progettuale", ripensando per rifondare l'intero impianto della convivenza umana. In nome di Dio, o della ragione, il mondo è percorso dalla crudeltà; assolutizziamo i punti di vista, in tal modo rendendoci (molto spesso inconsapevolmente) totalitari. Abbiamo la responsabilità di superare l'idea totalitaria che, sotto forme sempre nuove, non sembra voler morire; essa vive nella considerazione delle "non persone" come effetti collaterali e nella modellizzazione competitiva della vita. Il totalitarismo del terzo millennio è nella globalizzazione senza senso globale; nei diversi contesti, le civiltà sembrano combattersi ferocemente al loro interno, provocando morte e disagio, nell'illusione dell'infinito sviluppo.
Diario filosofico - Giudizio storico 25/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Invochiamo la modernità e lo sviluppo per sostenere che tutte le culture devono adeguarsi a un "modello unico"; in questa follia c'è tutta la nostra degenerazione, la nostra incapacità di fare i conti con le differenze, di mediarle, valorizzarle e liberarle. Siamo prigionieri della nostra irresponsabilità e della nostra in-differenza, in un contesto a-politico; dobbiamo renderci consapevoli di quanto siamo primitivi, sacerdoti modellizzati e non testimoni della vita. Insisto sul ritorno alla realtà e sulla incarnazione dei valori nella complessità dei processi storici vitali perché la realtà di noi è di individui e non di persone, di macchine competitive e non di processi cooperativi e dialoganti.
Diario filosofico - Giudizio storico 25/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Come si può avere un approccio lineare e dogmatico rispetto alla convivenza ? Come si può rassegnarsi all'assenza di visione, di politica, di progettualità ? In queste domande c'è tutta la tragedia del mondo com'è, popolato di "non persone" e nel quale una grande parte di umanità non accede all'umanità. Abbiamo lastricato il mondo di certezze globalizzate e ci siamo volutamente distaccati dalla responsabilità verso ciò che siamo; quella che chiamiamo convivenza è un'accozzaglia nell'irrealtà, uno scontro competitivo fra "ragioni chiuse" e non dialoganti. La competizione è diventata una sorta di religione, un inganno rispetto alla natura profonda della convivenza; dove ci porterà l'ansia da competizione se non in una "guerra permanente" già in atto ? Senza voler essere gli alfieri di un "antagonismo" che rischia anch'esso di strutturarsi come verità dogmatica, abbiamo bisogno di un pensiero critico in grado di generare innovazione, di rompere gli schemi consolidati e di ri-progettarci continuamente, in tal modo ri-progettando la realtà e facendola ri-generare.
Diario filosofico - Giudizio storico 25/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Convivono in noi, e nella realtà, la prosa dell'esistere e la poesia del vivere. Detto questo, ne viene che la convivenza chiede un pensiero complesso. Infatti, se la convivenza è integrazione fra "misteri storici" (quali sono le persone intese come fasci di relazione), essa deve essere continuamente scoperta nelle sue profondità; la convivenza è una ricerca comune di senso, laboratorio, cantiere, prova, rischio. Nulla, nella convivenza, è automatico né scontato ma il tutto si forma, dis-integrandosi e re-integrandosi, muovendosi fra linearità, formalità, misurabilità, prevedibilità e complessità, informalità, transizioni, non misurabilità, non prevedibilità. La convivenza è sintesi, mediazione e liberazione, mai unica via dominante e determinabile.
Diario filosofico - Giudizio storico 25/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
L'organizzazione della convivenza, che è integrazione fra "differenti umani", chiede un pensiero pertinente, complesso. Il problema che vedo è nella mancanza di un "pensiero nella convivenza" e nel dominio di "pensieri sulla convivenza"; lineari, passiamo sopra i processi storici vitali. Strumentalizziamo i valori senza incarnarli, noi presunti portatori di verità dogmatiche e affezionati a una idea di convivenza come sommatoria fra diversità e non come integrazione fra differenze. La convivenza è integrazione continua fra la "prosa dell'esistere" e la "poesia del vivere" e, dunque, necessita dei talenti della mediazione (oggi ridotta a compromesso) e della liberazione progettuale; in una parola, la convivenza necessita di politica.
Sunday, 24 January 2016
Diario filosofico - Giudizio storico 24/01/2016, Convivere per la civiltà (Marco Emanuele)
Convivere è smarrirsi per ritrovarsi e, per farlo, è necessario non parlare più di valori o di principi ma di incarnazione degli stessi. Non tutti, in giro per il mondo, conoscono o vivono allo stesso nostro modo la libertà, la giustizia, la pace, lo sviluppo; ci proviamo, con un insensato (e continuo) tentativo di civilizzazione, a imporre un nostro punto di vista, le nostre pratiche. E i risultati si vedono; più che di relazioni internazionali, ormai possiamo parlare di reazioni internazionali. Se non prendiamo atto che è fallito un approccio sistemico alla convivenza, a partire dalla considerazione dell'altro come "diverso" e non come "differente", come potremo pensare di convivere ? Se non usciamo dall'ansia competitiva di civilizzazione e non entriamo nel paziente lavoro cooperativo di costruzione (il più possibile) condivisa di un progetto di civiltà, come potremo pensare di salvarci come umanità nel creato ? E' giusto porci domande fondamentali su una convivenza degna di questo nome; ma è altrettanto necessario, se vogliamo davvero cambiare strada, di farlo con un approccio complesso, accantonando la nostra abitudine consolidata al pensiero lineare e di parte.
Saturday, 23 January 2016
Diario filosofico - Giudizio storico 23/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Vivere significa riconciliarci con il nostro destino di persone-cittadini nella terra-patria. E vivere significa altresì riappropriarci della storia comune, giocando la partita della condivisione della responsabilità. Riconciliazione e riappropriazione sono i processi del "noi" che si fa mondo, al tempo stesso contribuendo a far maturare il senso di globalità e accogliendo l'oltre che ci fa "essere" pienamente. Dobbiamo guardare le sfide del mondo con l'occhio complesso, maturando un approccio di riconciliazione e di riappropriazione; nulla di ciò che capita può essere compreso se non nelle sue profonde interrelazioni e nella integrazione tra le diverse sfide.
Friday, 22 January 2016
Diario filosofico - Giudizio storico 22/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Incapaci di realismo, certi di avere la verità di noi e della storia e competitivi, ci ritroviamo precari e precarizzanti, degeneranti. In questo mondo che evolve senza governo, noi esseri umani somigliamo più a individui auto-referenziali che a persone-in-relazione. Non impariamo le lezioni della storia, anche recente; al contrario, insistiamo nel semplificare, nel separare, nel dominare. Corrompiamo il progetto umano nel creato non comprendendone la globalità e le interrelazioni profonde che lo caratterizzano; la corruzione comincia nell' in-differenza, mancata considerazione e valorizzazione delle infinite differenze della realtà.
Diario filosofico - Giudizio storico 22/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Il dubbio fonda la mia idea di realismo, quello che chiamo "realismo progettuale". Essere realisti significa, anzitutto, condividere la ricerca di una verità mai data ma che si forma vivendo; il dubbio è alla base di tale ricerca, nel senso che problematizza le nostre certezze e permette di innovarci e di ri-generarci, al contempo innovando e ri-generando la realtà. Il dubbio naturalmente comporta un nostro atteggiamento aperto e disponibile all'incontro-confronto-dialogo con ogni altro DI noi; solo così, ri-costruendo spazi comuni di convivenza, potremmo riscoprire il valore profondo e strategico dell'essere-in-divenire-in-comune.
Diario filosofico - Giudizio storico 22/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
C'è una violenza che non si vede ed è quella delle nostre certezze ad ogni costo. Certezze che non lasciano spazio alla ricerca di senso e che umiliano il dubbio come una forma di debolezza. E' attraverso il dubbio, nella consapevolezza del "noi dubbioso", che possiamo maturare personali e comuni visioni storiche di realtà e non continuare ad inseguire irrealistici, e totalitari, sogni di irrealtà.
Diario filosofico - Giudizio storico 22/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Pensare l'essere è pensarci nell'essere-in-divenire-in-comune. Abbiamo bisogno di un pensiero che sia ri-costruzione di una catena di senso, che sia ri-congiunzione di ciò che è disperso. Abbiamo bisogno di un pensiero complesso, pensiero di vita nella vita, pensiero di globalità nella globalità del mondo-della-vita e dei mondi-della-vita. Ciò è ancora più importante nell'attuale mondo-modello globalizzato e dominante, irreale in quanto viaggia parallelo ai processi storici vitali; dobbiamo re-incarnare il pensiero nelle profondità della vita, superando una cultura della separazione e della semplificazione che ci sta facendo degenerare e, con noi, il creato.
Diario filosofico - Giudizio storico 22/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Abbiamo paura di sentirci incerti ma l'incertezza è parte di noi. E' la ragione cieca e chiusa che non ci fa accogliere ciò che siamo davvero; la nostra incertezza, la nostra imperfezione, la nostra incompletezza costituiscono il nostro punto di forza per "essere". In tal senso, essere è sempre un divenire-in-comune, contraddittorio e dialogante. Ciascuno è un "noi" che incarna una "particolare globalità" e che diventa soggetto storico solo nella consapevolezza di essere parte di un cammino di ricerca di senso; un cammino nel quale possiamo cadere e nel quale l'errore è parte del nostro talento di persone umane.
Diario filosofico - Giudizio storico 22/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
Il problema che vedo è la mancata riconciliazione di noi con il senso umano e la sua mancata riappropriazione in noi; in tale distanza "non siamo", degeneriamo e, al contempo, facciamo e lasciamo degenerare la realtà. Ci illudiamo che ciò in cui crediamo sia la verità e, inevitabilmente, alziamo muri di in-indifferenza verso chi non corrisponde ai nostri canoni; è d'uso, infatti, considerare l'altro come un diverso e non come un "differente umano".
Diario filosofico - Giudizio storico 22/01/2016, In progress (Marco Emanuele)
E' triste constatare quanto siamo lontani dalla civiltà. Il dato di realtà è rendercene conto e non continuare ad esistere come se stessimo vivendo. Ciò che ci separa dalla civiltà è la nostra disabitudine alla comprensione e alla condivisione del senso umano, "natura" di tutti incarnata in ciascuno; vivere, allora, è incarnare la globalità, interpretandola nel nostro essere persone umane, uniche e irripetibili.
Thursday, 21 January 2016
Diario filosofico - Giudizio storico 21/01/2016, Città e conoscenza (Marco Emanuele)
Le sfide che percorrono le nostre città, mondo nel mondo, chiedono una conoscenza pertinente. La "città complessa" non può più essere compresa attraverso i "saperi compartimentati" bensì attraverso l'integrazione dei saperi, quella che potremmo chiamare "transdisciplinarietà". Ci vuole una nuova "cultura della città", utile a ricercarne le complessità e a scoprirla continuamente come "soggetto storico" integrato e dinamico.
Nella città convivono infinite dinamiche culturali, sociali, politiche, istituzionali, economiche, giuridiche che sono profondamente interrelate e che mai possono essere separate, anzitutto culturalmente. Il rapporto fra città e conoscenza è fondamentale per comprendere i contesti nei quali viviamo e si costruisce in un rapporto sinergico e strategico fra comunità, istituzioni, la cosiddetta "società civile" e, soprattutto, le università.
Il rapporto fra città e conoscenza è bi-univoco; da un lato, esso riguarda la necessità di una conoscenza pertinente delle città e, dall'altro lato, riguarda le città come generatrici di conoscenza e di innovazione. In entrambi i casi, è evidente quanto la formazione dei giovani sia rilevante; e ciò, in primo luogo, in vista della organizzazione di classi dirigenti in grado di cogliere e di accogliere i "segni dei tempi", di comprendere la natura dei cambiamenti e di governarne le evoluzioni.
Nella città convivono infinite dinamiche culturali, sociali, politiche, istituzionali, economiche, giuridiche che sono profondamente interrelate e che mai possono essere separate, anzitutto culturalmente. Il rapporto fra città e conoscenza è fondamentale per comprendere i contesti nei quali viviamo e si costruisce in un rapporto sinergico e strategico fra comunità, istituzioni, la cosiddetta "società civile" e, soprattutto, le università.
Il rapporto fra città e conoscenza è bi-univoco; da un lato, esso riguarda la necessità di una conoscenza pertinente delle città e, dall'altro lato, riguarda le città come generatrici di conoscenza e di innovazione. In entrambi i casi, è evidente quanto la formazione dei giovani sia rilevante; e ciò, in primo luogo, in vista della organizzazione di classi dirigenti in grado di cogliere e di accogliere i "segni dei tempi", di comprendere la natura dei cambiamenti e di governarne le evoluzioni.
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