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Sunday, 7 February 2016

Istituto fondamentale, Presente storico (Sergio Luzzatto)

Sergio Luzzatto: Uno Stato che disinveste dal proprio patrimonio culturale corrisponde a uno Stato che non sa interpretare il tempo presente come un "presente storico": cioè un presente tanto più significativo in quanto non si esaurisce nell'oggi, un presente che per diventare futuro migliore ha bisogno di misurarsi con il passato. Certo, all'Italia di oggi tante cose mancano più crudelmente che una cultura della storia. Mancano il prestigio delle istituzioni, gli investimenti nella ricerca, la pianificazione delle infrastrutture, l'aggiornamento della didattica, la tutela del paesaggio, per non dire di mancanze che attengono più direttamente ancora alla sfera della politica: una capacità di selezione della classe dirigente, una capacità di progetto della città futura. Ma tutto ciò non esclude che all'Italia odierna manchi pure, last but not least, un'idea del passato come presente storico. (Sergio Luzzatto, Presente storico, manifestolibri, 2012)

Wednesday, 3 February 2016

Istituto fondamentale, Laicità (Vittorio Possenti)

Vittorio Possenti: La questione del rapporto fra religione e civiltà emerge come uno massimi temi del futuro, ed esige un rinnovamento di prim'ordine del pensiero antropologico, politico, teologico, storico (...). Il grande problema del XXI secolo è di giungere a una sfera pubblica eticamente e religiosamente qualificata in cui democrazia e religione si incontrino e si comprendano. (...) 

Aprirsi alla signoria di Dio significa riconoscere la dignità dell'uomo come essere libero, dotato di ragione e in grado di raggiungere il vero. Lo Stato o il potere politico non può perciò privarlo di diritti che gli appartengono in proprio, che si radicano nella sua dignità e provengono dalla mano di Dio. Con la frase di Gesù è posto, insieme al criterio della laicità, il principio della indisponibilità e della trascendenza della persona che costituisce il cardine di ogni politica degna di questo nome; e perciò anche della trascendenza della persona rispetto alla scienza e alla tecnica e alle loro eventuali intenzioni manipolative. (...)

(Le ragioni della laicità, Rubbettino, 2007)

Mi permetto una nota a margine sulla questione della trascendenza della persona. Certo, per un credente essa deriva da Dio ma, mi chiedo (da credente), non sarebbe meglio, per costruire una convivenza umana degna di questo nome, ritrovare la trascendenza nella carne e nel sangue di ogni altro DI noi ? Lasciamo stare Dio come "soggetto storico" e riappropriamoci noi della storia; per chi crede, la storia (la vita) ci è stata donata e ciascuno, in modo originale e non ripetibile, ha il diritto-dovere di esercitare la responsabilità per la sua ri-creazione. (Marco Emanuele)

Wednesday, 27 January 2016

Istituto fondamentale, Persona (Romano Guardini)

Romano Guardini: Nessuno ha il potere di annientare il carattere di persona: si può uccidere un altro, lo si può mortificare, si può cercare di mutarlo negli aspetti organici o psichici attraverso qualche misura di una scienza e tecnica pervertite, ma, finché l'uomo resta uomo, resta una persona; e quindi, per quanto grandioso sia l'effetto prodotto dalle teorie, ogni concetto di questo genere è un sacrilegio. 

Istituto fondamentale, Persona (Romano Guardini)

Romano Guardini: La persona, essendo riferita in modo essenziale alla verità, giunge al senso del proprio essere esclusivamente mediante la realizzazione della verità: essa esiste in vista della verità e come possibilità permanente di realizzarla. Vi può essere la persona solo se c'è la verità, perché un essere che appartiene a se stesso è pensabile soltanto in quanto consapevole di se stesso. Di conseguenza, la persona è responsabile anche della verità, e nella verità ha il suo sostegno e la sua difesa ... La persona e la verità si coappartengono essenzialmente e ne è prova il fatto che ogni atteggiamento che rinnega la persona, rinnega, se fa sul serio, anche la verità stessa. 

Istituto fondamentale, Persona (Romano Guardini)

Romano Guardini - conoscenza umana: (...) presuppone che chi conosce prenda le distanze dal diretto contesto della natura, che si allontani dall'oggetto che si propone di conoscere e lo comprenda da questa distanza. Ovvero comprenda l'oggetto nella sua essenza, come verità, a partire dalla libertà di questa distanza, prescindendo dalle funzioni che quell'oggetto potrebbe avere per la vita. Agire così è possibile solo all'uomo ed anche all'uomo solo in un particolare atteggiamento, quello del confronto interiore tra l'Io e il suo oggetto. 

Istituto fondamentale, Persona (Romano Guardini)

Romano Guardini: In cosa consiste l'ultimo fondamento reale del carattere di persona ? Che cosa deve essere l'uomo per poter esistere come persona ? (...) Egli deve essere spirito. (...) Nell'uomo esiste ciò che chiamiamo "spirito", non solo lo "spirituale", ma lo spirito reale, individuale; non lo "spirito tout court", ma lo spirito finito. (...) Il mio spirito non è legato entro i contesti e i limiti di ciò che ha carattere di res, ma è semplice, indissolubile, indistruttibile e si muove in libera iniziativa di per sé. (...) E' in virtù dello spirito che l'uomo ha la capacità di prendere le distanze dalla realtà immediata, di trascenderla verso l'alto e verso l'interno. 

Istituto fondamentale, Persona (Romano Guardini)

Romano Guardini - la persona come totalità: (...) quel contesto in cui la totalità e i particolari sono dati l'una negli altri e reciprocamente. (...) Una totalità, che si realizza nello svolgersi del fenomeno; un contesto di effetti, che non è possibile ricostruire giustapponendo gli elementi, perché in essi è contenuta di volta in volta la totalità. 

Istituto fondamentale, Persona (Romano Guardini)

Romano Guardini: Ci sono diverse maniere di trattare gli oggetti: la empirico-analitica, la sistematico-astratta e quella corrispondente alle cosiddette scienze dello spirito. Se ognuna di queste forme deve corrispondere adeguatamente al suo oggetto, diremo che le maniere suddette svolgono funzioni molto importanti nella descrizione dell'essere umano. La forma decisiva tuttavia non viene determinata in questo caso dall'oggetto di studio ma da un'altra istanza: a riguardo dell'uomo si può parlare solo in forma di narrazione. 

Istituto fondamentale, Persona (Romano Guardini)

Romano Guardini: L'essere persona è il dato di fatto etico centrale: il comportamento etico è possibile solo a partire da esso. Nella misura in cui la persona viene rimossa, il carattere etico scompare. 

Saturday, 23 January 2016

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Gustavo Zagrebelsky)

Gustavo Zagrebelsky: Nell'ambito del diritto, da qualche tempo, è stato tematizzato l'argomento del nichilismo giuridico. In passato si era convinti che il diritto fosse una disciplina capace di esercitare un dominio sulle attività umane e, più precisamente, sull'orientamento delle applicazioni del sapere. Oggi si sostiene che il diritto sia dominato dal nichilismo non tanto perché si ritiene che esso sia privo di fini; quanto piuttosto perché appare chiaro che esso ne possiede ormai uno solo, obbligatorio, che consiste nel creare le condizioni attraverso le quali quel meccanismo di autoriproduzione e di sviluppo senza senso (...) possa continuare a funzionare. Paradossalmente, nell'ambito del diritto, ma forse anche in quello della politica, la teoria e la prassi via via hanno assunto la finalità e perciò la ragion d'essere e il senso di creare le condizioni per la riproduzione di qualcosa che non ha senso. Se è davvero così, la situazione nostra è particolarmente disperata; potremmo, a tal proposito, citare (...) Heidegger: "Solo un Dio ci salverà". E tuttavia, non è affatto una bella prospettiva e non è per nulla una grande speranza, perché la vera questione è se sappiamo salvarci noi medesimi. (Pensare la complessità per un umanesimo planetario, Mimesis, 2012)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Gustavo Zabrebelsky)

Gustavo Zabrebelsky: Sembrerebbe che la ragione umana non abbia altro compito che quello di svilupparsi attraverso la produzione di conoscenze scientifiche e attraverso la loro applicazione tecnica, a loro volta realizzate in vista di uno sviluppo. La parola sviluppo sembra diventata una maledizione. Parrebbe che la nostra civiltà possa sopravvivere solo in quanto sia in grado costantemente di svilupparsi. C'è qualcosa in tutto ciò che appare perverso e che sembrerebbe corrispondere a qualche immagine mitologica come quella dell'uroboro, il serpente che divora la sua propria coda e dunque se stesso. Siamo immersi in un sistema economico e sociale in cui non basta nemmeno sopravvivere, perché pare che la sopravvivenza, senza sviluppo, debba corrispondere alla crisi. La normalità del nostro sistema sembrerebbe essere costituita dallo sviluppo. Ciò appare un'autentica condanna che mostra l'aberrazione del sistema sociale e culturale in cui viviamo. Osservando la recente crisi, sembrerebbe che la relazione tra la produzione e il consumo sia crollata quando è venuto meno il sostegno della finanza. E' facile, allora, attribuire la colpa alla finanza. Il problema è, invece, assai più complesso, perché è strutturale. (Pensare la complessità per un umanesimo planetario, Mimesis, 2012)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Edgar Morin)

Edgar Morin: (...) ritengo che abbiamo un assoluto bisogno di una riforma profonda del pensiero. Soltanto in questo modo possiamo riempire l'attuale vuoto del pensiero politico. Il pensiero politico, che dovrebbe essere così importante per determinare la direzione del nostro itinerario, oggi è ammalato di tecnocratizzazione, burocratizzazione, econocratizzazione ed è unicamente ridotto all'economia, e nemmeno all'economia intesa in senso ampio e generale quanto piuttosto ad un certo tipo di economia definita come neoliberale che, come abbiamo constatato, altro non è se non la dittatura della speculazione finanziaria. Oggi il potere politico è impotente e perciò non è in grado di denunciare le cause della crisi e tanto meno di enunciare una via alternativa. Inoltre, il pensiero politico non è più alimentato, come accadeva del passato, da idee come quelle di Tocqueville, De Maistre, Marx, Proudhon. Oggi la politica si appoggia soltanto ad esperti iper-specializzati che offrono mere informazioni parcellizzate e che pertanto non possiedono una visione d'insieme capace di costituirsi a fondamento di una progettualità di lungo termine. Il sapere oggi genera un'enorme crescita di informazioni e di conoscenze frammentarie e slegate che determinano una nuova ignoranza rispetto ai problemi complessi e planetari. Su questa nuova forma di ignoranza cresce la sciagura della crisi. Credo quindi che oggi, per rigenerare l'etica, la solidarietà e la responsabilità, sia necessaria una coscienza lucida e aperta capace di indicare un nuovo cammino possibile. (Pensare la complessità per un umanesimo planetario, Mimesis, 2012)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Edgar Morin)

Edgar Morin: Per dirigerci verso un'altra direzione, dobbiamo attuare una mera e propria metamorfosi, ossia realizzare allo stesso tempo una continuità e una discontinuità rispetto al passato, concretizzando le nostre qualità positive che siano ad ora sono rimaste in potenza. La metamorfosi alla quale penso è racchiusa nella formula Terra-Patria, che non esclude la dimensione locale e nazionale, ma che la accompagna ad una più vasta. Questa nuova dimensione non sarà certo il semplice ampliamento su scala mondiale delle istanze dello stato-nazione e nemmeno può essere immaginata sin d'ora in maniera molto precisa. (Pensare la complessità per un umanesimo planetario, Mimesis, 2012)

Friday, 22 January 2016

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Edgar Morin)

Edgar Morin: Nell'era planetaria che viviamo, dobbiamo fondare la nozione di umanità sull'appartenenza, sulla condivisione e sulla comunanza che riguardano la medesima patria terrestre. Assumere la comunità di destino significa assumere anche la cittadinanza terrestre. La solidarietà tra di noi e quella con il nostro pianeta sono ormai inscindibilmente legate. (Pensare la complessità per un umanesimo planetario, Mimesis, 2012)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Edgar Morin)

Edgar Morin: La ragione (...) si compone (....) di una varietà molteplice di aspetti: esiste una ragione teorica che costruisce teorie con basi logiche ed empiriche, come nel caso delle teorie scientifiche; c'è una ragione critica, che si fonda sull'esercizio del dubbio e, combattendo l'illusione, l'errore, percepisce in maniera non conforme le evidenze rispetto alle quali i più sono ciechi; vi è infine anche una ragione autocritica che è forse la più necessaria e che tuttavia rimane minoritaria nella storia dell'Occidente: probabilmente inizia con Montaigne e termina con Leévi-Strauss. Credo, al contrario, che l'autocritica dovrebbe divenire una pratica costante per mantenere una coscienza permanentemente vigile e per sviluppare una nuova cultura del pensiero e anche della psiche. (...) sono convinto che dobbiamo riflettere sulle diverse manifestazioni patologiche della razionalità che la degradano nella malattia della razionalizzazione. (...) il concetto di razionalizzazione oggi va inteso in senso lato: la razionalizzazione è una falsa razionalità che si pretende razionale. Opera in maniera astratta, unidimensionale, parcellizzata, compartimentata, meccanicistica, disgiuntiva, riduzionista e così rompe il complesso del mondo in frammenti disgiunti, fraziona i problemi, separa ciò che è legato, unidimensionalizza il multidimensionale. In questo modo, più il mondo è complesso, più appare impensabile e impensato; più le questioni diventano multidimensionali, meno sono concepibili; più i problemi divengono planetari, più si fanno irriducibili; più progredisce la crisi, più aumenta l'incapacità di affrontarla. L'applicazione generalizzata della razionalizzazione, ossia del pensiero meccanicistico e parcellare, ha assunto storicamente una forma tecnocratica, econocratica e burocratica che ha coinvolto un numero sempre maggiore di attività dell'uomo, limitando la possibilità di quest'ultima di correggere gli errori e di sottrarsi ad uno strapotere che lo obbliga a obbedire a prescrizioni e formulari sempre più astratti e insensati. Tutto ciò va di pari passo con l'atomizzazione, l'anonimizzazione e l'irresponsabilità dell'uomo stesso. Si crede di rendere razionale la società a favore dell'uomo, e invece si riduce la complessità dell'uomo per adattarlo alla razionalizzazione della società. La tecnicizzazione, l'industrializzazione, l'urbanizzazione totali e toalizzanti si sono sviluppate proprio sotto l'egida della razionalizzazione. Le imprese, la competitività, la produttività, la burocratizzazione e l'iperstimolazione del profitto sono il risultato di questo tipo di sviluppo che a sua volta determina altri effetti: nuovi mali psichici e fisici, apparentemente individuali perché sofferti soggettivamente, ma, a tutti gli effetti, mali di civiltà. La follia, allora, appare un problema centrale dell'uomo e non il suo scarto, la sua eccentricità. E' sempre più necessario restituire alla razionalità le sue vere funzioni teoriche, critiche e autocritiche per mantenerla aperta alle molte resistenze del reale come l'incertezza, l'irrazionale e il mistero, di cui fa pur parte anche l'uomo con la sua irriducibile umanità. (Pensare la complessità per un umanesimo planetario, Mimesis, 2012)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti)

Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti: Il pensiero multidimensionale può aiutarci a comprendere uno dei grandi mali della nostra epoca, l'operare impazzito di una funzione di razionalizzazione tendente a bonificare e a eliminare tutto ciò che non è immediatamente inquadrabile entro le categorie assunte di volta in volta come privilegiate. Dinanzi alla perenne tentazione di rinchiudere il reale in una struttura prestabilita (teoria o ideologia che sia) Edgar Morin incita alla costituzione di un metodo della complessità che "ci richiede di pensare senza mai chiudere i concetti, di spezzare le sfere chiuse, di comprendere la multidimensionalità, di pensare con la singolarità, con la località, con la temporalità, di non dimenticare mai le totalità integratrici". (La sfida della complessità, Feltrinelli, 1985)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti)

Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti: La sfida della complessità si pone all'intreccio di tutta una serie di problemi tecnici, tecnologici, scientifici, epistemologici, filosofici, antropologici. Pone in primo piano la natura irriducibilmente multidimensionale di ogni conoscenza. E la molteplicità di queste dimensioni prende corpo in maniera diversa per ogni differente itinerario individuale. (La sfida della complessità, Feltrinelli, 1985)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti)

Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti: La storia della complessità. come ogni storia, si sviluppa in modo diseguale, in molti luoghi, in tempi e con ritmi e direzioni differenti, indipendenti o addirittura contrastanti. (...) proprio l'approfondimento di queste specificità e di queste differenze è l'unica via per una loro comunicazione reciproca, per una loro integrazione, per una loro ibridazione, per una loro distinzione, per la costruzione di un discorso sulla complessità in grado di produrre sempre nuovi punti di vista, sempre nuovi universi del discorso, sempre nuovi scarti, sempre nuove controversie ... Si delinea così una consapevolezza sempre maggiore della non esaustività di ogni punto di vista, e del carattere irriducibilmente plurale dei punti di vista che di volta in volta concorrono e si contrappongono nella costruzione di ogni universo di discorso. (La sfida della complessità, Feltrinelli, 1985)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti)

Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti: (...) nelle scienze umane si delinea la possibilità di un approccio alla natura umana non mutilante. in grado di concepirla come completamente biologica e completamente culturale a un tempo, studiabile solo attraverso la messa in relazione di molteplici dimensioni isolate in campi disciplinari differenti; lo studio dei sistemi umani si trasforma attraverso lo sviluppo di un pensiero ecologico. (La sfida della complessità, Feltrinelli, 1985)

Istituto fondamentale, Pensiero complesso (Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti)

Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti: La complessità è davvero una sfida. E' una sfida ambivalente, come Giano. Da una parte è l'irruzione dell'incertezza irriducibile nelle nostre conoscenze, è lo sgretolarsi dei miti della certezza, della completezza, dell'esaustività, dell'onniscienza che per secoli - quali comete - hanno indicato e regolato il cammino e gli scopi della scienza moderna. Ma d'altra parte non è soltanto l'indicazione di un ordine che viene meno; è anche e soprattutto l'esigenza e l'ineludibilità di un "approfondimento dell'avventura della conoscenza", di una "trasformazione dei giudizi di valore che operano nella selezione delle questioni legittime e dei problemi che è interessante porre, perfino di una nuova concezione del sapere", di un cambiamento estetico, di un "dialogo fra le nostre menti e ciò che esse hanno prodotto sotto forma di idee e di sistemi di idee". In questo senso il delinearsi di un "universo incerto" non è tanto il sintomo di una scienza in crisi, ma anche e soprattutto l'indicazione di un approfondimento del nostro dialogo con l'universo, l'indicazione della forza dei nuovi modelli elaborati dalle nostre scienze nel tentativo di tenere conto del massimo di certezze e di incertezze per affrontare ciò che è incerto. (La sfida della complessità, Feltrinelli, 1985)