Il mistero di noi è nella "non spiegabilità" del progetto umano. Ed è proprio quando non riusciamo a spiegare che maturiamo dubbi, che ri-generiamo il progetto umano e che tendiamo a ciò che siamo; nell'essere dubbiosi ci riconciliamo con l'incertezza naturale e profonda del nostro essere persone. Il dubbio è l'espressione di una "ragione progettuale", non chiusa; contrariamente a quanto si ritiene nella incultura dominante, il dubbio è generante e aiuta a re-integrarci nell'oltre che già ci percorre.
Il dubbio ci mette in ricerca del nostro mistero e ci fa comprendere che la "modellizzazione" della vita è, in realtà, la sua negazione. L'ansia da competizione ci spinge a escludere dalla nostra vita ciò che non corrisponde a quella che crediamo essere la realtà e a non includere in noi le differenze che, invece, sono la nostra parte ancora sconosciuta.
Nella ricerca del "noi ancora sconosciuto" mettiamo a rischio le nostre certezze e dobbiamo avere fede, fidarci, affidarci. Cerchiamo il "trascendente" che è la "immateriale e realistica" tensione all'umano, la passione per la complessità, il bisogno di "essere". La fede, nella mia visione, è il respiro della "totalità inesauribile", è l'abbraccio nella vita; la fede, in sintesi, è ricerca e scoperta nella conoscenza.
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