Burundi - Almeno tre persone sono rimaste uccise e altre due sono state arrestate dopo un attacco di uomini armati a Bwiza, nel centro di Bujumbura, questa mattina. Altre fonti di stampa portano però a 12 il numero delle vittime. Secondo le prime informazioni, obiettivo dell’attacco sarebbe stato un alto ufficiale della polizia, il generale “Wakenya”, soprannome con cui è noto il generale Christophe Manirambona.
Sulla dinamica dell’attacco, avvenuto in una strada molto frequentata, chaussée du Peuple Murundi, mancano ancora informazioni precise, ma fonti della MISNA contattate in città, che manteniamo anonime per ragioni di sicurezza, riferiscono di una presenza in strada delle forze dell’ordine più numerosa del solito. “Ci sono postazioni e circolano pattuglie della polizia e camion di militari pesantemente armati. - testimoniano - La situazione diventa sempre più tesa”.
Quello di Bwiza, continuano le fonti, non è l’unico episodio di rilievo di stamattina. “A Gyosha, nei pressi di Bujumbura, le forze dell’ordine hanno accerchiato il centro abitato e stanno effettuando delle perquisizioni”, riferiscono. Le tensioni, secondo quanto apprende la MISNA, sarebbero rese peggiori dalla situazione economica precaria, al punto che anche uomini della polizia - che non ricevono le paghe da tempo - sarebbero coinvolti in rapine.
Burkina Faso - Nuove registrazioni pubblicate su internet hanno provocato ancora polemiche sul presunto ruolo del presidente del parlamento ivoriano, Guillaume Soro, nel fallito golpe dello scorso settembre in Burkina Faso.
Nell’audio diffuso dalla testata francese Médiapart - presentato come un’intercettazione telefonica - si possono ascoltare le voci di due uomini che confermano l’invio di alcuni messaggi sms con numeri di telefono. Numeri che, secondo le due registrazioni già pubblicate sarebbero quelli dei referenti per l’invio di denaro destinato a favorire il golpe, guidato dal generale Gilbert Diendéré.
Secondo la ricostruzione giornalistica, i due uomini sarebbero Soro e Dijbril Bassolé, ex ministro degli Esteri del governo del Burkina Faso, attualmente in carcere per accuse legate proprio al colpo di stato. Il cognome “Bassolé” compare nella registrazione.
I due uomini politici hanno negato ogni accusa e anche questa nuova pubblicazione ha suscitato reazioni. Un articolo apparso sul sito ufficiale di Soro parla di “delirio organizzato”, mentre gli avvocati di Bassolé hanno messo in dubbio l’autenticità delle presunte intercettazioni, di scarsa qualità.
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