Showing posts with label Misna. Show all posts
Showing posts with label Misna. Show all posts

Friday, 11 December 2015

Worlds (Misna)

Burkina Faso - Il Burkina Faso ha un nuovo reparto delle forze armate incaricato di garantire la sicurezza del presidente della Repubblica e delle alte cariche statali. Il Raggruppamento di sicurezza e protezione repubblicano - questo il suo nome - prende il posto del Reggimento di sicurezza presidenziale, smobilitato dopo la partecipazione al tentativo di golpe del generale Gilbert Diendéré lo scorso settembre.
Comandante del nuovo reparto è stato nominato il colonnello Boukari Baguian, mentre gli effettivi - provenienti da polizia, esercito e gendarmeria - sono al momento 400, ma saranno gradualmente portati a mille.
Le forze armate del Burkina Faso - che hanno espresso sei degli otto presidenti succedutisi nel Paese - stanno subendo in queste settimane un’importante riforma: è di pochi giorni fa l’insediamento di una commissione nominata proprio con l’obiettivo di mettere fine al coinvolgimento dei militari in politica.

Worlds (Misna)

Africa - “Dobbiamo aiutare i nostri fratelli in carcere o costretti all'esilio; è una nostra responsabilità”: Japheth Omojuwa, blogger nigeriano, editorialista per i quotidiani Punch e Leadership, è uno dei protagonisti di Africtivistes, la lega di cyber-attivisti nata a Dakar per battersi a sostegno della democrazia a sud del Sahara.
“Il presupposto è che se agiamo singolarmente siamo condannati alla sconfitta – dice Omujuwa alla MISNA - mentre insieme possiamo far sentire la nostra voce e cambiare le cose”. Questa convinzione ha attraversato i dibattiti e gli incontri che si sono svolti a Dakar dal 26 al 28 novembre, culminati nell'atto di nascita di Africtivistes. Alla lega hanno aderito militanti di 35 paesi, uniti dall’impegno in favore della democrazia partecipativa, da promuovere con le tecnologie 2.0 nel nome della trasparenza, della lotta ai corrotti e del diritto all’informazione. Parole d’ordine che già da tempo stanno animando campagne per il monitoraggio delle elezioni e per la difesa dei diritti umani e che inevitabilmente richiamano l’attenzione dei regimi sub-sahariani, decisi a stroncare ogni solidarietà transnazionale. “Dalla Mauritania al Gabon all’Angola – accusa Omujuwa - i cittadini sono vittime di governi corrotti che non si fanno scrupoli a rinchiudere in carcere i dissidenti: dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti di partecipazione disponibili, a partire dai social media, il veicolo più economico e difficile da controllare, dunque più efficace”.
I militanti di Africtivistes si sono già messi alla prova. Nel 2012 nelle piazze senegalesi, contribuendo alla sconfitta del presidente Abdoulaye Wade, o nel 2014 in Burkina Faso, dove proteste popolari hanno costretto alla fuga Blaise Compaoré dopo 27 anni di potere incontrastato. Omujuwa ricorda la sua militanza nei collettivi di Dakar e Bamako e ora l'impegno al fianco di 15 blogger e attivisti angolani arrestati per aver letto in pubblico “From Dictatorship to Democracy”, saggio di Gene Sharp sulle rivoluzioni non violente. Il blogger sottolinea poi l’importanza di una mobilitazione che sta prendendo forza nel suo paese, la Nigeria. Lo scontro è su un disegno di legge sui social media promosso dal neo-presidente Muhammadu Buhari, ex dittatore militare già al potere negli anni ’80. “Con il pretesto di contrastare la diffusione di notizie false il governo vuole restringere la libertà di parola” dice Omujuwa: "Ma noi siamo pronti".

Libia - Fonti di entrambi i parlamenti rivali libici hanno indicato che un accordo sostenuto dall’Onu per la formazione di un governo d’unità nazionale sarà firmato il 16 dicembre. A dare per primo la notizia è stato un portavoce del parlamento di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, Salah Al-Makhzoum. La conferma è arrivata dalle autorità di Tobruk, riconosciute internazionalmente, quando un loro rappresentante, Mohamed Chouaib, ha precisato che la firma dell’intesa avverrà “probabilmente” in Marocco.
Nelle scorse ore, l’inviato Onu per la Libia, Martin Kobler, si era detto “molto incoraggiato” al termine di un incontro preliminare con le delegazioni dei due governi rivali in un hotel alla periferia di Tunisi.
L’incontro di Tunisi si è svolto in vista dell’incontro internazionale sul futuro del Paese, che si aprirà domenica a Roma.  Presieduto congiuntamente dal segretario di Stato americano John Kerry e dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, vedrà la partecipazione, tra gli altri, di rappresentanti di Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna.

Worlds (Misna)

Messico - Due disegni di legge, uno per prevenire e sanzionare la “sparizione forzata” di persone, l’altro per combattere la tortura e i trattamenti disumani, crudeli o degradanti, sono stati inviati al Congresso dal presidente Enrique Peña Nieto.
“Combattere le sparizioni forzate e la tortura sono condizioni imprescindibili per ottenere la piena applicazione dello stato di diritto nel nostro paese” ha detto il presidente di una nazione fortemente criticata dai relatori speciali dell’Onu per questi due tipi di crimini, nonché tristemente famosa anche fuori dai confini nazionali per gli indici di violenza.
L’iniziativa di legge in materia di “sparizioni forzate”, ha insistito, “stabilisce una niuova politica pubblica focalizzata sulla ricerca e la localizzazione” delle vittime, attraverso la nascita di quattro organismi ‘ad hoc’. Fra questi, il Sistema nazionale di ricerca, il cui obiettivo sarà garantire “una risposta istituzionale amplia, agile e opportuna nelle ore seguenti alla scomparsa, le più critiche per portare aiuto”.
Si stima i ‘desaparecidos’ oggi in Messico siano oltre 25.000: fra loro, anche i 43 studenti di Ayotzinapa, scomparsi il 26 settembre dello scorso anno a Iguala, quando la polizia fu inviata a fermare una manifestazione di protesta.

Worlds (Misna)

Burundi - Resta critica la situazione a Bujumbura, in Burundi, anche dopo la fine degli scontri iniziati alle 4 di stamattina (le 3 italiane) con l’attacco ad alcune basi militari. “Continuiamo a ricevere telefonate dal quartiere di Musaga, nella parte sud della città, che parlano di persone ferite, ma sfortunatamente le squadre di primo soccorso non possono ancora avervi accesso viste le condizioni di sicurezza”, testimonia alla MISNA Georgios Georgantas, capo delegazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Burundi.
Gli scontri, riferiscono altre fonti contattate da MISNA in città, sono proseguiti per alcune ore. “Sono terminati intorno alle nove - riferiscono - ma si sono sentiti colpi d’arma da fuoco ancora fino a mezzogiorno circa: all’apparenza, entrambe le parti sembravano abituate a usare le armi”.
Impossibile stabilire, per ora il numero delle vittime: secondo il governo, 12 degli uomini che hanno attaccato le basi sono rimasti uccisi e 20 feriti, ma, aggiunge Georgantas, “non esiste una cifra complessiva verificata”. “Bisogna creare le condizioni perché le squadre di soccorso possano raggiungere i feriti. - conclude il responsabile della Croce Rossa - la situazione è di estrema emergenza”.
Intanto, secondo quanto si apprende, anche l’aeroporto della capitale sarebbe stato chiuso a causa dei disordini, mentre la versione ufficiale parla di numerosi voli cancellati, ma con la struttura ancora operativa. Gli attacchi, avvenuti nel quartiere di Ngagara, sono stati attribuiti ufficialmente a un raggruppamento d’opposizione noto come Sindumuja, nato dopo la repressione delle manifestazioni contro il terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza.

Worlds (Misna)

Guatemala - L’indice di povertà in Guatemala è aumentato dell’8,1% rispetto al 2006, secondo l’Inchiesta nazionale sulle condizioni di vita (Encovi) relativa al 2014, pubblicata dalle autorità.
Secondo il rapporto, il 59,3% dei guatemaltechi vive attualmente sotto la linea di povertà, contro il 51,2% registrato otto anni fa e il 56,4% osservato nel 2000. Sopravvive, inoltre, in estrema povertà il 23,4% della popolazione totale, circa 15 milioni e mezzo di persone.
“La metodologia utilizzata per determinare gli indici di povertà assoluta consiste nel fissare il costo minimo necessario per coprire un paniere di base che consenta a una persona di soddisfare le sue necessità, alimentari e non” ha spiegato Rubén Darío Narciso, direttore dell’Istituto nazionale di statistica (Ine). Su questa base, i ricercatori hanno classificato come “poveri” i guatemaltechi che riescono a garantirsi un tetto minimo di alimenti ma non altri beni o servizi necessari ed “estremamente poveri” quelli che non hanno abbastanza risorse economiche neanche per assicurarsi il cibo necessario al proprio sostentamento.
Anche l’Encovi 2014 ha confermato che i più poveri fra i poveri sono gli indigeni: 4 su 5 vivono in povertà. Più in generale, l’incidenza della povertà fra la popolazione indigena è del 79,2%, fra quella non indigena del 46,6%.
I dipartimenti più poveri del paese sono quelli di Alta Verapaz (nord) e Sololá (ovest) rispettivamente con l’83,1% e l’80,9%; quelli meno poveri sono Sacatepéquez (ovest) con il 41,1% e Guatemala, che include la capitale, con il 33,3%. In quanto alla povertà estrema, nelle aree urbane è aumentata dal 2,8 all’11,2%, in quelle rurali dal 23,8 al 35,3%.

Zimbabwe - I nodi della leadership politica e di un’eventuale successione del presidente Robert Mugabe, ma anche la strategia per rilanciare un’economia in difficoltà: sono i temi destinati a segnare oggi e domani ad Harare un congresso dello Zanu-Pf, partito di governo in Zimbabwe dalla fine del regime razzista.
Alla Quindicesima conferenza nazionale del popolo, questa la denominazione ufficiale della due giorni, stanno partecipando 4000 delegati in rappresentanza di tutte le province dello Zimbabwe.
Il discorso di Mugabe, novantunenne, al potere dal 1980, è atteso per oggi. Secondo News Day, un quotidiano di opposizione, proprio in vista di una successione al vertice il congresso si è aperto “all’insegna di un’intensa lotta tra le fazioni”. Centrale d’altra parte la riflessione su Zimasset, un piano che fissa al 7,7% l’obiettivo di crescita annua del Prodotto interno lordo (Pil) tra il 2013 e il 2018 ma che, stando agli stessi dati contenuti nella legge finanziaria, risulta difficilmente raggiungibile.

Algeria - La violenza sulle donne è un crimine perseguibile per legge. Il senato algerino ha finalmente approvato la norma – bloccata da diversi mesi dopo l’approvazione alla Camera - che prevede fino a 20 anni di reclusione per il ferimento della consorte, e consente al giudice di condannare l’imputato all’ergastolo in caso di decesso.
La legge, che modifica e integra il codice penale ha introdotto il concetto di molestia sessuale e punisce ogni forma di aggressione , verbale , o abuso psicologico , anche nei casi di recidiva .
Dal canto suo, Amnesty International - pur plaudendo al passo in avanti - ha fatto appello a emendare la legge di una clausola che prevede la possibilità di perdono per il colpevole, definendola “un pericoloso precedente” che espone le vittime a “ulteriori rischi di violenza”.
Secondo alcune statistiche diffuse da media locali, tra 100 e 200 donne vengono uccise ogni anno in Algeria in episodi di violenza domestica.

Tanzania - Un governo snello, che consenta di evitare sprechi e amministrare con maggiore efficacia: il presidente John Magufuli ha definito in questi termini il suo nuovo esecutivo, frutto di scelte che hanno suscitato approvazione ma anche critiche, in particolare rispetto al ritorno in carica di un ex ministro dell’Energia.
Il primo dei dati messo in evidenza oggi dalla stampa tanzaniana è la riduzione del numero dei ministri, 19 e non più 30 come durante l’amministrazione di Jakaya Kikwete. Una macchina amministrativa più snella è in linea con i primi provvedimenti e annunci di Magufuli all’insegna della lotta alla corruzione e della razionalizzazione della spesa pubblica.
La nomina più contestata è quella di Sospeter Muhongo, che torna a guidare un dicastero lasciato solo nel gennaio scorso, quando era stato coinvolto in un’inchiesta su illeciti amministrativi e tangenti. Il comparto dell’Energia è destinato ad avere un ruolo chiave nelle politiche pubbliche dal momento che a largo delle coste della Tanzania sono stati scoperti giacimenti di idrocarburi ingenti.
Se l’ex ambasciatore all’Onu Augustine Mahiga è stato nominato ministro degli Esteri, c’è incertezza e attesa per quattro componenti del governo non ancora individuati. Tra questi il responsabile delle Finanze, un incarico chiave perché i tagli di spesa possano essere compatibili con la realizzazione di una delle promesse più significative della campagna culminata a ottobre nell'elezione di Magufuli: l’istruzione gratuita.

Libia - Le fazioni libiche sono riunite a Tunisi per discutere dell’accordo per un governo di unità nazionale, sostenuto dalle Nazioni Unite, in vista dell’incontro internazionale sul futuro del paese che si aprirà domenica a Roma. L’inviato Onu per la Libia, Martin Kobler, si è detto “molto incoraggiato” al termine di un incontro preliminare con le delegazioni dei due governi rivali – Tobruk e Tripoli – in un hotel alla periferia di Tunisi.
L’incontro di Roma – a cui partecipano tra gli altri rappresentanti di Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna - sarà copresieduto dal segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo italiano Paolo Gentiloni.
La creazione di un governo unitario, che ponga fine al caos istituzionale e alle violenze che destabilizzano il paese, è considerato un obiettivo fondamentale anche nell’ottica del contrasto ai gruppi estremisti armati che hanno approfittato del disordine per accrescere la loro presenza nel paese.
È di queste ore la notizia che dalla roccaforte di Sirte, il sedicente Stato islamico (Is) di Abu Bakr al Baghdadi ha lanciato un offensiva conquistando il sito archeologico e la città di Sabrata, la ‘Palmira della Libia’ patrimonio dell’umanità.  Unesco a soli 70 km ad ovest di Tripoli, e a 30 dal confine con la Tunisia.

Worlds (Misna)

Argentina - Il conservatore Mauricio Macri ha formalmente assunto nelle ultime ore la guida dell’Argentina in una cerimonia atipica, in assenza della presidente uscente, Cristina Fernández, mettendo fine a 12 anni di governo “peronista-kirchnerista”.
“Dobbiamo restare uniti, questa Argentina la costruiremo tutti insieme” ha detto il neo capo dello Stato affacciato a uno dei balconi della Casa Rosada, sede dell’esecutivo, rivolgendosi a migliaia di persone riunite a Plaza de Mayo.
Con la banda presidenziale indosso e il bastone del comando in una mano, Macri si è presentato con al fianco la sua terza moglie, la disegnatrice Juliana Awada – con cui l’Argentina tornerà ad avere una ‘primera dama’ dopo otto anni – e la piccola Antonia, la loro figlia. In un clima di apparente entusiasmo, Macri, 56 anni, gli ultimi otto dei quali trascorsi come sindaco di Buenos Aires, ha ballato dal balcone della Casa Rosada, mentre la sua vice Gabriela Michetti si è esibita nel canto.
Motivo dell’assenza di Cristina, la singolare polemica innescata con Macri sul luogo in cui celebrare il passaggio dei poteri; una disputa conclusa con la decisione della presidente di non prendere parte alla cerimonia, dopo che martedì la magistratura aveva stabilito che il suo mandato terminasse alla mezzanotte di mercoledì, così da privarla dei poteri di decidere i dettagli del passaggio delle insegne.
Il provvedimento ha aperto uno scenario inedito, una presidenza ‘ad interim’ di meno di 12 ore, affidata al capo del Senato, Federico Pinedo: è stato quest’ultimo a consegnare a Macri la fascia e il bastone presidenziali.

Global - L’accordo globale contro il riscaldamento e i cambiamenti climatici dovrà attendere sabato: al temine di una notte di negoziati, i rappresentanti riuniti a Parigi per la conferenza sul clima Cop21 hanno deciso di posporre di un giorno la chiusura dei lavori, prevista oggi.  La presentazione di una bozza finale di intesa è stata dunque rinviata nel tentativo estremo di superare frizioni e distinguo: il testo sarà presentato domattina presto per essere messa al voto  metà giornata.
Il documento fissa l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura terrestre ben al di sotto dei due gradi centigradi rispetto all'era preindustriale con lo sforzo di arrivare a 1,5 gradi. Da risolvere invece la il nodo relativo al principio delle responsabilità comuni ma differenziate una intesa “che sarà implementata sulla base dell'equità” o che “rifletta” equità e responsabilità comuni e differenziate dei Paesi e le capacità rispettive alla luce delle diverse circostanze nazionali.
Per quanto riguarda la questione delle emissioni, i paesi - c'è scritto in bozza - dovranno raggiungere il loro picco il prima possibile ,tenendo conto che quelli in via di sviluppo ci metteranno più tempo. A partire dalla seconda metà del secolo –inoltre -si dovrà perseguire la neutralità delle emissioni.
Sparisce il riferimento esplicito all'obiettivo di riduzione delle emissioni globale entro il 2050, mentre l’articolo 10 fissa per il 2023 la data della prima valutazione quinquennale dello stato di attuazione dell'accordo. Restano tra tante parentesi, le ipotesi sul sistema di 'loss and damages', ovvero le compensazioni per i danni irreversibili e le migrazioni obbligate. Tuttavia, questo capitolo è notevolmente più articolato è lungo rispetto alla bozza precedente. Segno di trattative ancora in corso.
In un colloquio telefonico i presidenti Barack Obama e Francois Hollande hanno ribadito di volere un accordo "ambizioso e duraturo" al termine dei lavori. Intorno alla Conferenza cresce la pressione perchè si arrivi a un'intesa significativa. Per tutta la giornata di ieri, le Ong hanno moltiplicato i loro appelli all'ambizione e al riconoscimento dei bisogni dei Paesi più vulnerabili.

Egitto - Saranno processati i nove poliziotti accusati di aver picchiato e torturato a morte un detenuto nel carcere di Luxor. L’episodio, che risale al mese scorso, ha sollevato un ampio dibattito nell’opinione pubblica egiziana al punto da convincere l’esecutivo a dichiarare una stretta sugli abusi sommessi da uomini delle forze dell’ordine.
Talaat Shaheeb, di 45 anni, era stato arrestato per possesso di droga lo scorso 25 novembre. Pochi giorni dopo l’ospedale cittadino certificava la sua morte e la presenza sul cadavere di ecchimosi e rottura dell’osso del collo. Altri due casi simili sono stati registrati il mese scorso in altre carceri del paese.>Le famiglie accusano le guardie carcerarie di percosse e torture ai danni delle vittime.
Le violazioni da parte degli agenti delle forze dell’ordine – commesse in un clima di impunità pressoché totale – erano state uno dei motivi all’origine della rivoluzione del 2011 che rovesciò l’allora presidente Hosni Mubarak.

Friday, 4 December 2015

Worlds (Misna)

Namibia - Acqua razionata a Windhoek, in conseguenza di una siccità che sta colpendo sia la Namibia che paesi vicini come il Sudafrica.
Con una delibera il Consiglio comunale della capitale ha riconosciuto lo stato di “crisi idrica” e approvato un piano anti-siccità. Tra le misure previste i divieti di utilizzo dell’acqua per innaffiare parchi pubblici e giardini privati se non dietro specifica autorizzazione o a scadenza predeterminate. Rigorosamente disciplinato, all’insegna del risparmio, anche il funzionamento di fontane e canali.
Nella delibera si riferisce che rispetto al 2000 il consumo di acqua a Windhoek è aumentato del 33%. Nel maggio scorso, poi, il tetto di 1780 milioni di metri cubi è stato superato del 38%.

Worlds (Misna)

Cisgiordania - Un soldato israeliano è stato accoltellato la notte scorsa nel quartiere Tal Romeida a Hebron da due giovani palestinesi poi uccisi a colpi d'arma da fuoco dalle forze di sicurezza. Secondo i mezzi di informazione le condizioni del soldato non sono gravi. L’esercito avrebbe trattenuto i corpi degli aggressori, due giovani palestinesi, i cugini Taher Faysal Fannoun, di 19 anni, e Faysal Abd al-Minem Fannoun, studente all'Università di Hebron.
Un secondo episodio di violenza si è registrato anche ad Abud presso Ramallah, dove un israeliano è stato accoltellato. Anche in questo caso il presunto aggressore è stato abbattuto  dalle forze di sicurezza. Il soldato israeliano ferito, di circa 20 anni, è stato ricoverato in ospedale.
Sempre la scorsa notte numerosi spari sono stati indirizzati verso l'automobile di un israeliano presso la colonia di Psagot, nei pressi di Ramallah. L’uomo non è rimasto ferito.

Mali - Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) ha rivendicato l’attacco all’hotel Radisson di Bamako, che ha provocato oltre 20 vittime il 20 novembre scorso. In un comunicato audio, Abdelmalek Droukdel, leader della formazione jihadista, ha confermato che sono stati i suoi uomini a portare a termine l’azione, insieme a quelli dell’organizzazione Al-Mourabitoun.
Quest’ultima aveva già rivendicato l’attacco nelle ore immediatamente successive, citando a sua volta Aqmi. Una rivendicazione a cui, tuttavia, il presidente della repubblica maliano, Ibrahim Boubacar Keïta, non aveva dato credito, indicando invece come responsabile un altro gruppo armato, il Front de Liberation du Macina. Questo, in effetti, si era poi proclamato autore dell’azione, motivandola come una reazione alla presenza dell’operazione militare francese Barkhane nel Sahel.
Sia Aqmi che Al-Mourabitoun hanno più volte riaffermato la loro appartenenza alla rete qaedista, anche se hanno recentemente subito scissioni: alcune fazioni, infatti, hanno giurato fedeltà all’autoproclamato Stato Islamico.

Worlds (Misna)

Taiwan - Meno regole, inclusa la fine dell'imposizione di un'esperienza lavorativa di almeno due anni e l'obbligo di un salario minimo equivalente a 1300 euro al mese, per incentivare l'arrivo sull'isola e l'integrazione di professionisti, studenti e manodopera.
Un provvedimento annunciato al primo ministro Mao Chi-kuo, che entrerà in vigore all'inizio del 2016 e che, pur se necessario, risulterà lontano dall'obiettivo di un rilancio occupazionale, soprattutto per i ruoli più qualificati.
Si calcola infatti che le nuove regole – che includono la possibilità per aziende locali di continuare a impiegare un lavoratore straniero facendone richiesta dopo nove anni di impiego, anziché doversene liberare obbligatoriamente dopo 12 anni, tempo massimo concesso a un non taiwanese per restare sull'isola – aggiungeranno ogni anno tra 6000 e 7000 individui alla forza lavoro a fronte della emorragia prevista di 160.000 unità annuali.
Una tendenza già avviata con l'uscita di scena in anni recenti anche di almeno 20.000 quadri a favore della Repubblica popolare cinese, diventata meta preferita dei taiwanesi in cerca di nuova occupazione qualificata. Il ministero del Lavoro locale calcola che un milione di professionisti locali e stranieri siano finora emigrati, in parte sull'altra sponda dello Stretto di Formosa, ma non solo.
Al punto che le stesse autorità riconoscono che l'uscita dal paese di un gran numero di lavoratori passato il tempo massimo legale ha contribuito allo sviluppo di economie rivali, come quella giapponese e sudcoreana, verso le quali si indirizzano anche una parte dell'80% dei lavoratori taiwanesi che si ritiene siano disponibili a lavorare all'estero per salari più competitivi.

Worlds (Misna)

Burundi - Almeno tre persone sono rimaste uccise e altre due sono state arrestate dopo un attacco di uomini armati a Bwiza, nel centro di Bujumbura, questa mattina. Altre fonti di stampa portano però a 12 il numero delle vittime. Secondo le prime informazioni, obiettivo dell’attacco sarebbe stato un alto ufficiale della polizia, il generale “Wakenya”, soprannome con cui è noto il generale Christophe Manirambona.
Sulla dinamica dell’attacco, avvenuto in una strada molto frequentata, chaussée du Peuple Murundi, mancano ancora informazioni precise, ma fonti della MISNA contattate in città, che manteniamo anonime per ragioni di sicurezza, riferiscono di una presenza in strada delle forze dell’ordine più numerosa del solito. “Ci sono postazioni e circolano pattuglie della polizia e camion di militari pesantemente armati. - testimoniano - La situazione diventa sempre più tesa”.
Quello di Bwiza, continuano le fonti, non è l’unico episodio di rilievo di stamattina. “A Gyosha, nei pressi di Bujumbura, le forze dell’ordine hanno accerchiato il centro abitato e stanno effettuando delle perquisizioni”, riferiscono. Le tensioni, secondo quanto apprende la MISNA, sarebbero rese peggiori dalla situazione economica precaria, al punto che anche uomini della polizia - che non ricevono le paghe da tempo - sarebbero coinvolti in rapine.

Burkina Faso - Nuove registrazioni pubblicate su internet hanno provocato ancora polemiche sul presunto ruolo del presidente del parlamento ivoriano, Guillaume Soro, nel fallito golpe dello scorso settembre in Burkina Faso.
Nell’audio diffuso dalla testata francese Médiapart - presentato come un’intercettazione telefonica - si possono ascoltare le voci di due uomini che confermano l’invio di alcuni messaggi sms con numeri di telefono. Numeri che, secondo le due registrazioni già pubblicate sarebbero quelli dei referenti per l’invio di denaro destinato a favorire il golpe, guidato dal generale Gilbert Diendéré.
Secondo la ricostruzione giornalistica, i due uomini sarebbero Soro e Dijbril Bassolé, ex ministro degli Esteri del governo del Burkina Faso, attualmente in carcere per accuse legate proprio al colpo di stato. Il cognome “Bassolé” compare nella registrazione.
I due uomini politici hanno negato ogni accusa e anche questa nuova pubblicazione ha suscitato reazioni. Un articolo apparso sul sito ufficiale di Soro parla di “delirio organizzato”, mentre gli avvocati di Bassolé hanno messo in dubbio l’autenticità delle presunte intercettazioni, di scarsa qualità.

Worlds (Misna)

R.D. Congo - Una coalizione di organizzazioni non governative della Repubblica Democratica del Congo ha lanciato l’allarme per la libertà d’espressione nel paese. Georges Kapiamba, che guida il coordinamento delle 33 ong, ha in particolare denunciato “l’assimilazione deliberata delle manifestazioni pubbliche e pacifiche al tentativo di rovesciare il governo”.
Il riferimento è alle parole di Flory Kabange Numbi, procuratore generale della repubblica: dopo l’annuncio della convocazione di un dialogo nazionale avvenuto negli scorsi giorni, il magistrato aveva specificato che questo non avrebbe dovuto essere un pretesto per “incitare la popolazione alla violenza”.
Il dialogo nazionale, secondo quanto affermato dal presidente della repubblica Joseph Kabila dovrebbe servire a definire il calendario elettorale e altre questioni collegate, ma è considerato dall’opposizione un tentativo di prolungare la permanenza al potere del capo dello stato (in scadenza di mandato nel 2016). Un tentativo di riforma della legge elettorale, a gennaio, aveva portato a manifestazioni di piazza con 11 vittime secondo il governo e 28 secondo l’opposizone.

Arabia Saudita - Le donne divorziate o vedove potranno finalmente ottenere la carta di identità, un documento che contribuirà a renderle indipendenti da quello che – un ex marito, padre, fratello o figlio – veniva finora attribuito loro come tutore legale.
Per quanto parziale – nell’ambito delle rigide norme patriarcali vigenti nel regno – quella piccola conquista permetterà a vedove e divorziate di poter effettuare delle procedure amministrative da sole, come ad esempio iscrivere i figli a scuola o rinnovare i loro documenti.
La nuova normativa arriva a otto giorni dalle elezioni municipali, le prime nella storia del paese in cui le donne potranno votare ed essere elette. Una tempistica che insospettisce le associazioni per i diritti umani secondo cui iniziative come questa servano a “gettare fumo” negli occhi dell’opinione pubblica internazionale e stemperare le critiche nei confronti del paese, nell’occhio del ciclone per le esecuzioni capitali e continue violazioni dei diritti umani.
A sollevare particolare sdegno, nelle ultime settimane, l’esecuzione di un giovane saudita, Ali al Nimer, condannato ad essere decapitato e successivamente messo in croce, per avere partecipato nel 2012, quando aveva 17 anni, a manifestazioni di protesta per l’arresto del padre, un clerico sciita anche lui condannato a morte; la condanna alla lapidazione di una donna per adulterio, commesso con un uomo che invece è stato condannato a cento frustate; la condanna a morte per apostasia nei confronti di un poeta palestinese, Ashraf Fayadh, per avere, “ insultato Dio e il Profeta” e avere diffuso l’ateismo.

Africa - Energie rinnovabili contro la deforestazione e come volano per lo sviluppo. È la proposta che Adesina Akinwumi, nuovo presidente della Banca africana di sviluppo (Bad) ha lanciato alla conferenza dei ministri africani per l’Ambiente lo scorso 1 dicembre. L’obiettivo è di sbloccare tutte le potenziali fonti di energia pulita di cui il continente è in possesso e fare dell’Africa un hub per lo sviluppo sostenibile.
“Sappiamo che ad oggi circa 700 milioni di africani non hanno accesso all’energia pulita per cucinare, ma dipendono dal kerosene e dal carbone. Sostanze altamente inquinanti per l’ambiente e tossiche per l’organismo, che comportano la morte di 60.000 persone all’anno” fa presente Akinwumi,al settimanale Le Point.
Il programma lanciato dalla Bad, col nome di “Bottom Up of Pyramide Energy facility”  aiuterà le popolazioni povere e più deboli ad avere accesso a fonti rinnovabili e dunque energia pulita per cucinare. Il progetto prevede di coinvolgere 700.000 persone su un periodo di cinque anni.
Tra le iniziative previste, c’è quella di un finanziamento destinato alle donne e alle piccole imprese da loro gestite. Concretamente si tratta di fornire assistenza e microcredito a tutte coloro che allo stato attuale dipendono dai proventi della deforestazione, un fenomeno importante in Africa causato dalla mancanza di una rete elettrica capace di illuminare il continente.

Worlds (Misna)

Cina - Secondo la tradizione buddhista lamaista maggioritaria nel Tibet storico, oggi diviso amministrativamente dopo la definitiva annessione cinese nel 1959, le maggiori autorità religiose non sono designate o elette, ma si ritiene si reincarnino in altri individui che a distanza di tempo saranno riconosciuti come loro eredi spirituali.
Una tradizione, quella della reincarnazione, che le autorità cinesi hanno sempre combattuto e che anche nei giorni scorsi hanno fatto sapere di volere assoggettare “alla vittoria della lotta anti-separatista”, come ha indicato Zhu Weiqun, presidente del Comitato per gli affari etnici e religiosi, organo di consulenza del parlamento cinese.
Una posizione sottoposta alla continua critica dei gruppi per i diritti umani e per la difesa dell'identità tibetana, oltre che del Dalai Lama. La questione della successione della massima autorità religiosa lamaista e fino alla sua rinuncia anche guida politica dei tibetani è centrale. Se infatti la figura di Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, è stata finora centrale alla causa tibetana opposta alle pretese di controllo cinesi, la possibilità che in futuro la scelta del successore dipenda dalle opportunità di Pechino è intollerabile per la diaspora tibetana.
Pechino continua a considerare ufficialmente il Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace e campione non solo della causa del suo popolo nel Tibet occupato e in esilio, ma anche della nonviolenza, come un agitatore, un pericoloso separatista. A sua volta, il leader religioso ha da tempo ufficialmente rinunciato a ogni pretesa di indipendenza (che è invece ancora obiettivo del governo tibetano in esilio) sostenendo la causa di un'ampia autonomia che garantisca l'identità culturale e religiosa del suo popolo.
Per il potere cinese, come ha sottolineato Zhu in una sua intervista al quotidiano Global Times, vicino al Partito comunista, dato che il Dalai Lama resta il principale leader politico del Tibet, “chiunque abbia questo nome controllerà politicamente il Tibet”. Una dichiarazione che è anche un'ammissione che la pretesa di controllo dei tibetani da parte cinese non è ancora completa.
Nel 1995, il Dalai Lama aveva indicato un bambino tibetano, Gedhun Choekyi Nyima, come reincarnazione del 10° Panchen Lama, seconda istituzione in ordine gerarchico del buddhismo tibetano. Pechino ha negato validità al suo riconoscimento e ne ha invece designato uno di propria scelta, Gyaincain Norbu. La scomparsa ormai ventennale di Nyima, tolto alla famiglia e da allora mai più riapparso, non ha portato all'accettazione di Norbu, il cui ruolo è rifiutato dalla maggioranza dei tibetani.

Malesia - Nonostante l'identità prevalentemente musulmana, la società malese vede un crescente uso di alcolici e delle conseguenze a esso relative. Per questo il governo ha comunicato all'Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto) i punti essenziali di un piano per limitare la diffusione di bevande alcoliche, in particolare tra i giovani.
Tra questi, una nuova etichettatura che contenga un chiaro avvertimento degli effetti sulla salute e l'innalzamento del limite legale per il consumo dai 18 anni attuali a 21.
Kuala Lumpur ha sollecitato entro 60 giorni commenti dagli altri paesi-membri del Wto che siano utili a concretizzare una nuova politica di produzione, importazione e consumo di bevande alcoliche, che vede una situazione paradossale.
Da un lato, nonostante le resistenze di carattere religioso e pesanti accise, il consumo di alcolici è in crescita, con circa 3,5 milioni di consumatori su 30 milioni di abitanti. Inutile per ora l'effetto dissuasivo di pesanti dazi all'import di vino e alcolici di media-alta gradazione. Dall'altro, il paese è sede regionale di grandi produttori internazionali di bevande inebrianti e un forte esportatore verso paesi dell'area Asean. Un export del valore per lo scorso anno di 269 milioni di dollari per i superalcolici e di 156 milioni per la birra che ha come mete principali Singapore, Thailandia e Vietnam.

Costa d'Avorio - Un appello alla popolazione a mantenere la calma è stato rivolto dal ministero della Difesa dopo raid di commando che hanno preso di mira due basi dell’esercito provocando 11 vittime in una zona al confine con la Liberia.
Le incursioni si sono verificate a Olodio, una località della Costa d’Avorio sud-occidentale a dieci chilometri dalla frontiera. Secondo lo stato maggiore dell’esercito, tra le vittime figurano sette soldati e tre assalitori. Nell’area sono stati inviati rinforzi e sono in corso rastrellamenti.
Fonti di stampa hanno accreditato l’ipotesi di episodi di banditismo legati alla coltivazione del cacao ma anche di una responsabilità di seguaci di Laurent Gbagbo, ex presidente in attesa di processo all’Aja per crimini contro l’umanità. I raid, che sarebbero partiti dal territorio liberiano, hanno seguito di poche settimane la conferma elettorale di Alassane Ouattara alla guida della Costa d'Avorio.

Tanzania - Gli uffici della redazione di un’emittente radio privata di Zanzibar sono stati dati alle fiamme da un gruppo di assalitori non identificati: lo ha riferito il portavoce della polizia Salum Msangi, senza confermare né smentire se dietro l’episodio possano esserci motivazioni di carattere politico.
Arcipelago dell’Oceano Indiano con statuto di autonomia nell’ambito della Repubblica unita di Tanzania, Zanzibar sta attraversando una fase di tensione dopo l’annullamento del voto locale che si è tenuto a ottobre.
Le elezioni sono state invalidate dopo che l’opposizione si era proclamata vincitrice. In attesa della convocazione di un nuovo scrutinio, Zanzibar resta amministrata da un governo di unità guidato dal Chama Cha Mapinduzi (Ccm), il partito al potere in Tanzania sin dall’indipendenza.

Global - “Riusciremo o falliremo sul nodo dei finanziamenti”: così a Parigi l’ambasciatrice sudafricana Nozipho Mxakato-Diseko, presidente del G77+Cina, gruppo che riunisce decine di paesi poveri ed emergenti, uno dei protagonisti dei negoziati nella capitale francese sul contrasto ai cambiamenti climatici.
“Vogliamo nuovi impegni di finanziamento” ha aggiunto Mxakato-Diseko: “Vogliamo sapere con certezza che i fondi e i trasferimenti di tecnologie ci saranno”. Il G77 riunisce alcuni dei paesi più poveri del mondo ma anche colossi in crescita impetuosa come Cina e India, tra i maggiori inquinatori del pianeta. Nel complesso, però, questa alleanza eterogenea rappresenta perlopiù realtà che subiscono le conseguenze delle scelte delle potenze ricche e industrializzate.
La presidente del G77+Cina ha fatto riferimento a un’intesa raggiunta in precedenti negoziati sulla base della quale i paesi più sviluppati si impegnano a trasferire 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 affinché i governi con meno risorse e più esposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici possano puntare sulle energie pulite e mitigare i danni ambientali e sociali.
A Parigi è in corso la XXI Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite (Unfccc) sui cambiamenti climatici. Entro l'11 dicembre, i rappresentanti di 195 paesi sono chiamati a mettere a punto strategie e definire impegni per ridurre le emissioni di gas serra. L'obiettivo imprescindibile, avvertono gli esperti dell'Onu, è contenere l’aumento delle temperature del pianeta entro i 2° rispetto all’era preindustriale.

Egitto - Sono almeno 12 – ma altre fonti parlano di 18 - le vittime di un attacco con bombe molotov al nightclub ‘Il pescatore’ nel quartiere di Agouza, al centro del Cairo. Lo riferiscono fonti mediche citate dal quotidiano Al Masry al Youm, secondo cui testimoni hanno riferito di aver visto tre uomini a bordo di motociclette che si allontanavano a gran velocità dal luogo dell’incidente.
L’esplosione nel locale - frequentato da stranieri e dalla borghesia cairota - è avvenuta tra le 5 e le 7 del mattino di venerdì, in corrispondenza del week end nel paese, a maggioranza musulmano.
Responsabili della sicurezza – che al momento stanno analizzando l’interno del locale – avrebbero già individuato alcuni dei responsabili dell’attacco.

Indonesia - Tra i paesi che alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici in corso a Parigi hanno espresso l'intenzione a ridurre sensibilmente l'emissione di gas effetto-serra e polveri sottili immediatamente dannose per la salute umana, l'Indonesia si caratterizza per l'unicità della situazione.
Le sue emissioni, infatti, stimate solo negli ultimi mesi a 1,75 miliardi di tonnellate di gas effetto-serra e che per alcuni periodi quest'anno sono state le maggiori al mondo, derivano infatti dalla combustione di terreni a cui viene dato fuoco intenzionalmente per liberarli dalle scorie dei raccolti o per renderli disponibili a nuove piantagioni. Nel solo 2015, milioni di ettari sono stati devastati dai roghi, abituali nella stagione secca, ma che quest'anno hanno segnato un picco in concomitanza con la presenza di El Niño e di condizioni di particolare siccità.
La densa coltre di fumo originata dagli imponenti incendi nelle foreste di Sumatra e del Borneo indonesiano (Kalimantan), 130.000 i focolai individuati, ha avvolto ampie aree del Sud-Est asiatico con conseguenze sulla salute di milioni di persone e sulle economie di una mezza dozzina di paesi.
Una condizione che ha degradato potenzialmente il paese dal sesto al quarto posto tra i grandi inquinatori globali e che pone sul governo di Jakarta e sul presidente riformista Joko Widodo una grande responsabilità. In particolare quella di fare rispettare le leggi interne e gli impegni internazionali davanti allo strapotere delle multinazionali coinvolte nelle piantagioni e alla pressione degli interessi locali.

Sudafrica - Dieci "piani di cooperazione", che prevedono finanziamenti e sostegno all'Africa per un totale di 60 miliardi di dollari: a presentarli è stato oggi il capo di Stato Xi Jinping, aprendo a Johannesburg un forum per la cooperazione Cina-Africa.
Alla vigilia dell'incontro il ministro degli Esteri Wang Yi aveva detto che Pechino si impegna a “una cooperazione crescente” attraverso nuove misure per i prossimi tre anni “a sostegno dello sviluppo” del continente.
A partecipare saranno tutti i paesi dell’Africa, con sole tre eccezioni dovute ai rapporti diplomatici con Taiwan: Burkina Faso, Sao Tomé e Principe e Swaziland.
Il vertice, che durerà fino a domani, si apre in un momento complesso da un punto di vista economico. Il rallentamento della crescita di Pechino, infatti, ha determinato una contrazione degli investimenti cinesi in Africa di circa il 40% su base annua.

Thursday, 3 December 2015

Worlds (Misna)

Africa - Più della metà degli africani, addirittura il 58%, ritiene che nel proprio paese la corruzione stia diventando più grave e diffusa: lo evidenzia l’organizzazione non governativa Transparency International, che nel suo ultimo rapporto propone un sondaggio condotto in 28 paesi differenti.
Gli esperti sottolineano che la percentuale è particolarmente alta in alcuni dei paesi economicamente più avanzati dell'area sub-sahariana: Sudafrica (83%), Ghana (76%), Nigeria (75%).
Dati meno scoraggianti giungono da altri paesi. Come il Botswana, dove il 54% degli intervistati si è detto convinto che il governo abbia adottato misure adeguate per combattere la corruzione; o la Costa d’Avorio e il Senegal, dove le opinioni favorevoli rispetto all'operato degli amministratori sono rispettivamente il 44 e il 47%.

Libia - Si terrà a Roma, il prossimo 13 dicembre, una conferenza internazionale sulla Libia che scongiuri la dissoluzione del paese – in preda al caos istituzionale e teatro di un conflitto tra numerosi fazioni armate – e contrasti l’avanzata del sedicente Stato Islamico (Is).
“Possiamo ancora evitare la disgregazione completa del paese e fermare Daesh (acronimo arabo di Isis, ndr)" ha dichiarato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni annunciando la data della conferenza al Senato. “Possiamo farlo grazie a un’intensa attività diplomatica, un’intesa tra le parti, un impegno forte per la stabilità politica al fianco del futuro governo libico”.
Il ministro non fornito ulteriori dettagli sui partecipanti né sulle modalità della riunione che – secondo quanto riporta oggi gran parte della stampa – dovrebbe ricalcare quelle sulla Siria organizzate a Vienna negli ultimi due anni, sia per l’ampio numero di partecipanti che per il coinvolgimento di grandi organismi internazionali e attori regionali con interessi diretti nel paese.

Brasile - “Infondate” e “inconsistenti”: la presidente Dilma Rousseff ha definito con queste parole le accuse sulla base delle quali la Camera dei deputati ha autorizzato l’avvio di un’inchiesta parlamentare che potrebbe portare a una sua destituzione.
Presentate in 28 fascicoli dai deputati di opposizione, le accuse sono relative a una presunta manipolazione dei dati della finanziaria del 2014 tesa a nascondere un aumento del debito pubblico. A Rousseff è per altro contestato di aver ricevuto finanziamenti illeciti durante la campagna elettorale dello scorso anno dalla società petrolifera di Stato Petrobras, a sua volta coinvolta in una seria di scandali.
Se l’inchiesta parlamentare dovesse confermare le accuse e l’impeachment fosse approvato da una maggioranza qualificata dei deputati, Rousseff dovrebbe lasciare la guida del paese. A prendere il suo posto, fino alle elezioni del 2018, sarebbe il vice-presidente.

Somalia - L’esercito somalo e le truppe dell’Unione africana in Somalia (Amisom) hanno annunciato la cattura di Moallim Hundow, capofila del gruppo al Shabaab, in un’operazione nella zona di Bulo Burte, nella regione centrale  dell’ Hiraan.
Hundow era a capo di un sistema che imponeva la riscossione di forti tangenti ai pastori e allevatori della zona. La città di Bulo Burte – nelle mani degli insorti - era stata riconquista lo scorso anno dai militari somali con il sostegno dei caschi verdi di Amisom.
Secondo fonti militari somale, inoltre, gi Stati Uniti stanno continuando i raid aerei – cominciati lo scorso anno - a sostegno del governo di Mogadiscio contro l’insurrezione jihadista. L’ultimo, in ordine di tempo, sarebbe stato condotto sulla città di Kuunyo-Barrow, a 330 chilometri a sudovest di Mogadiscio.  In un raid americano del settembre del 2014 è stato ucciso l’ex leader del gruppo, Ahmed Abdi Godane.

Worlds (Misna)

Sudafrica - Investimenti e prestiti cinesi per circa sei miliardi e mezzo di dollari, in particolare a beneficio di un progetto di sviluppo della società statale delle ferrovie: li prevedono accordi sottoscritti in Sudafrica dal presidente Xi Jinping, a Johannesburg anche per partecipare a un vertice per la cooperazione tra Pechino e i governi sub-sahariani.
A essere messi nero su bianco sono state ben 26 intese. Quella relativa alle ferrovie ha un valore di due miliardi e mezzo. A Johannesburg domani si apre il Sesto forum per la cooperazione Cina-Africa. Con un interscambio di oltre 200 miliardi l’anno, e nonostante un rallentamento nella crescita del Prodotto interno lordo (Pil), Pechino resta il primo partner commerciale del continente.

Worlds (Misna)

R. Congo - Detenzione illegale di armi da guerra, partecipazione a una manifestazione proibita e complicità nell’incendio di edifici pubblici. Queste le accuse mosse a Paulin Makaya, presidente della Forze repubblicane e democratiche (partito d’opposizione in Repubblica del Congo), che era stato arrestato il 24 novembre scorso.
Originariamente Makaya era stato arrestato solo per il primo capo d’imputazione, mentre gli altri gli sono stati notificati nelle scorse ore, quando è comparso davanti al magistrato. Attraverso il suo avvocato, l’oppositore ha respinto tutte le accuse, definendosi “prigioniero politico e d’opinione”.
Makaya era uno degli esponenti politici che si erano opposti al referendum costituzionale del 25 ottobre scorso, con cui l’attuale presidente Denis Sassou-Nguesso ha ottenuto la possibilità di candidarsi per un nuovo mandato. Proprio alla partecipazione a una marcia di protesta contro la riforma fa riferimento una delle accuse nei suoi confronti.

Israele - Le autorità israeliane hanno arrestato diversi giovani in relazione con l’incendio appiccato ad una casa palestinese nel villaggio di Duma, in Cisgiordania, costato la vita a Saad e Riham Dawabsha e al loro figlioletto di 18 mesi, Ali. L’episodio – che risale a quattro mesi fa – aveva provocato grande commozione nell’opinione pubblica palestinese e forti condanne a livello internazionale. Un altro figlio della coppia, Ahmed, di 4 anni, è tuttora ricoverato in seguito alle ustioni riportate nell’incendio.
Secondo i responsabili dello Shin Bet, la sicurezza interna di Israele, i sospettati sarebbero affiliati ad un’organizzazione terroristica israeliana.
Sul muro di cinta della casa dei Dawabsha, all’indomani dell’attacco, era stata ritrovata la scritta “vendetta”, simbolo distintivo degli attacchi commessi dai coloni israeliani per ‘ripagare’i palestinesi delle azioni prese dal governo di Tel Aviv contro gli abitanti degli insediamenti, illegali secondo il diritto internazionale.

Worlds (Misna)

Cambogia - Un terzo capo d'imputazione in tre settimane imposto su Sam Rainsy, leader storico dell'opposizione cambogiana, aggrava ulteriormente la sua posizione e ne rende più problematico il rientro in patria.
La nuova accusa di diffamazione intentata contro di lui dal presidente dell'Assemblea nazionale, Heng Samrin, riguarda un'affermazione di carattere storico postata su Facebook. In essa Sam Rainsy , nemesi del premier Hun Sen al potere da un trentennio, ricordava che durante la presidenza di Heng Samrin successiva alla sconfitta dei Khmer Rossi nel 1979, il sovrano Norodom Sihanouk venne processato e condannato a morte con l'accusa di tradimento. Una condanna poi condonata: il sovrano, deceduto nel 2012, poté formalmente restare come simbolo dell'unità e della tradizione dello stato cambogiano dal 1993 al 2004
In base alla nuova accusa, Sam Rainsy, a capo del Partito per la salvezza nazionale della Cambogia, dovrà presentarsi in tribunale il 4 gennaio. Dal 13 novembre, tuttavia, quando un tribunale di Phnom Penh ha emesso contro di lui in mandato d'arresto per un vecchio caso di diffamazione in precedenza condonato, l'uomo politico non gode più dell'immunità parlamentare e rischia quindi l'arresto immediato al rientro in patria e l'incarcerazione per due anni. Una situazione aggravata da un altro mandato, il 20 novembre, per il suo presunto coinvolgimento, da parlamentare, nella falsificazione di documenti pubblici nel tentativo di risolvere una vecchia disputa confinaria con il Vietnam.
Al momento Rainsy, che ha doppia cittadinanza cambogiana e francese, ha scelto di restare all'estero, tra Asia e Europa, tuttavia l'opposizione guarda con preoccupazione a una situazione che – ha segnalato – potrebbe anticipare un golpe politico per lasciare campo libero a Hun Sen e al suo Partito del popolo cambogiano.

Afghanistan - Confermato da forti governative ma smentito dai vertici talebani, il ferimento di ieri, in modo grave, di mullah Akhtar Mansur segnala quanto meno la crisi interna alla leadership afghana del movimento dopo la morte nel 2013 di Mullah Omar, confermata solo lo scorso luglio.
Per fonti talebane riprese dalle autorità, Mansur sarebbe rimasto ferito durante un conflitto a fuoco scoppiato per divergenze su questioni strategiche nella casa di un militante locale presso Quetta, capoluogo della provincia pachistana del Balochistan, per altri a Kandahar, città afghana presso il confine con il Pakistan.
Cinque militanti in posizione di comando sarebbero rimasti uccisi e una decina almeno, tra cui mullah Mansur, sarebbero stati colpiti in modo grave da proiettili. Il leader supremo talebano avrebbe ricevuto cure per ben quattro ferite.
Questa versione è tuttavia contestata dal portavoce principale dei Talebani in Pakistan, Zabihullah Mujahid, che ha segnalato la presenza di Mansur in Afghanistan e definito le voci del conflitto a fuoco “un'invenzione dei servizi segreti”.
Restano al momento certe le fratture interne ai Talebani, con la leadership di Mansur non da tutti accettata e considerata da alcuni come una concessione al governo pachistano. Con certezza, una crisi interna al governo del movimento allontana ulteriormente le già scarse possibilità di una ripresa dei colloqui di pace tra esso e il governo pachistano. Lo stesso presidente afghano Ashraf Ghani aveva indicato nei giorni scorsi che la sua disponibilità a avviare una trattativa con i rivali aveva un serio limite nella rappresentatività degli interlocutori che non esprimerebbero “un'entità talebana, ma gruppi di Talebani”.
Proprio la possibilità di colloqui di pace con Stati Uniti e Kabul, come pure i rapporti con la fazione dissidente guidata dal mullah Mohammad Rasool Akhund sarebbero stati centrali all'incontro in cui Mansur sarebbe stato colpito.

Burundi - I rappresentanti del governo del Burundi incontreranno a Bruxelles quelli dell’Unione europea il prossimo 8 dicembre per discutere della crisi politica che coinvolge il paese dalla fine di aprile. Lo riporta l’emittente Radio France Internationale.
Secondo le informazioni diffuse dalla radio, le due delegazioni saranno guidate dal ministro degli Esteri olandese Bert Koenders e dal suo omologo burundese Alain Aimé Nyamitwe. L’Unione europea, che ha richiesto questo incontro da oltre un mese secondo quanto prevedono gli accordi di Cotonou siglati con vari paesi africani, denuncia da tempo violazioni dei diritti umani compiute dal governo di Bujumbura.
Nel corso dell’incontro, le autorità del Burundi dovranno presentare un elenco di provvedimenti da prendere per rispondere a queste preoccupazioni. Le misure dovrebbero poi essere sottoposte a monitoraggio. In caso di mancato rispetto, il Burundi rischia nuove sanzioni dopo quelle imposte contro singole personalità legate sia alla maggioranza che agli avversari del presidente Pierre Nkurunziza.
Intanto, continuano le violenze nel Paese: da martedì sera almeno cinque persone, secondo fonti di stampa, sono morte nella capitale Bujumbura e nella provincia che la circonda, a seguito di due attacchi con granate contro altrettanti bar e a scontri a fuoco tra forze dell’ordine e uomini armati. Si sono registrati anche nove feriti.

Wednesday, 2 December 2015

Worlds (Misna)

Africa - A Dakar è nata “Africtivistes”, la Lega dei blogger e dei cyber-attivisti africani per la democrazia. Al lavoro in 35 paesi, uniti dall’impegno in favore della democrazia partecipativa, da promuovere con le tecnologie 2.0 nel nome della trasparenza, della lotta ai corrotti e del diritto all’informazione.
Parole d’ordine che animano campagne per il monitoraggio delle elezioni e per i diritti umani e richiamano inevitabilmente l’attenzione dei regimi sub-sahariani, decisi a stroncare ogni solidarietà transnazionale. Come hanno di recente mostrato in Angola gli arresti del rapper Luaty Beirão e di altri 17 attivisti incriminati per aver letto in pubblico “From Dictatorship to Democracy”, il saggio di Gene Sharp sulle rivoluzioni non violente, intollerabile per l'inossidabile José Eduardo dos Santos. O la vicenda dei militanti congolesi di Lucha e Filimbi, accusati di tramare contro un terzo mandato del presidente Joseph Kabila d’intesa con i compagni senegalesi (Y’en a marre) e burkinabé (Balai Citoyen). Una internazionale del Continente nero, non socialista ma democratica, incubo dei presidenti-dittatori.
A Dakar, la settimana scorsa, erano presenti delegazioni giunte dal Sudafrica o dall’Algeria, dai due Congo o dal Kenya, dalla Costa d’Avorio o dal Burkina Faso. In rete tra loro ma anche con gli attivisti della diaspora arrivati nella capitale senegalese dagli Stati Uniti o dall’Europa. “Si tratta – ha detto Cheikh Sall, uno degli animatori degli incontri di Dakar - di tentare di stabilire un legame tra noi e le istituzioni pubbliche, facendo capire che non siamo avversari ma piuttosto partner”. Un obiettivo, è stato detto a Dakar, da raggiungere anche attraverso la richiesta di uno status di osservatore per Africtivistes all'Unione Africana.

Camerun - Sono almeno quattro i civili uccisi in un doppio attentato messo a segno nella tarda serata di ieri a Waza, nell’estremo nord del paese. L’attacco è stato attribuito al gruppo islamista nigeriano Boko Haram, già responsabile in passato di attacchi in Camerun.
Due attentatori suicidi si sarebbero fatti esplodere in due diversi quartieri della città, mentre un terzo – una donna – sarebbe stata uccisa dalle forze di sicurezza prima di riuscire ad azionare la carica, secondo quanto riferito dalla radio di Stato.
Città turistica, un tempo meta di vacanze per numerosi occidentali, Waza ha visto calare drasticamente il numro di turisti da quando il nord del Camerun è diventato obiettivo degli attacchi del gruppo estremista.
L’esercito camerunense ha riferito di aver ucciso più di cento miliziani e liberato circa 900 ostaggi in un’offensiva messa a segno negli ultimi tre giorni nell’estremo nord del paese. In una delle basi conquistate dai militari sarebbero state rinvenute bandiere del sedicente Stato Islamico (Is).

Venezuela - Condannato in prima istanza a 14 annidi carcere per incitamento alla violenza e diventato l’icona dell’opposizione radicale al governo ‘chavista’, il dirigente dell’opposizione Leopoldo López ha chiesto di poter esercitare il diritto di voto in occasione delle legislative di domenica. Un appuntamento che giunge in un clima di tensione e incertezza sulla tenuta dell’esecutivo, dato per perdente da diversi sondaggi per la prima volta dal 1999.
L’avvocato di López ha presentato una richiesta formale in tribunale, argomentando che il suo cliente “non è inabilitato al livello politico”, poiché la sua sentenza non è definitiva, avendo peraltro ricorso in appello.
Leader del partito dell’opposizione radicale Voluntad Popular, López è iscritto come elettore in una circoscrizione di Caracas in cui la formazione presenta come candidato il suo coordinatore nazionale, Freddy Guevara; quest’ultimo ha fatto le veci diLópez alla guida del partito da quando questi si è consegnato alla giustizia il 18 febbraio 2014.
L’opposizione considera López un “prigioniero politico”, condizione respinta da governo e magistratura, e ha fatto ricorso contro la sentenza della sua condanna.

Nepal - L'allarme è stato lanciato oggi dall'Unicef (Fondo Onu per l'infanzia): oltre tre milioni di giovanissimi nel paese himalayano rischiano serie conseguenze o addirittura la morte nei mesi invernali per l'impossibilità di disporre di combustibile, cibo, medicinali e vaccini in quantità adeguata.
Responsabile il blocco parziale delle frontiere con l'India, quelle da cui transita in condizioni normali la maggior parte dei beni d'importazione ma che da dieci settimane sono sottoposte da un lato alle proteste della locale popolazione Madeshi che aveva chiesto inutilmente che loro regione, il Terai (Madesh) diventasse una delle province autonome previste nella nuova costituzione, e dall'altro alle decisioni dell'India, favorevole alle istanze dei Madeshi ma che dichiara di limitare i traffici transfrontalieri per ragioni di sicurezza.
L'inverno è arrivato anche in Nepal e con esso i disagi abituali del freddo e delle precipitazioni, a cui si aggiungono quelli del dopo-terremoto con una ricostruzione lontana anche dall'essere avviata.
Elementi che accrescono il rischio di patologie, soprattutto per i più piccoli, che il paese non è in grado oggi di affrontare. I depositi governativi hanno esaurito il vaccino contro la tubercolosi, mentre anche altri vaccini come pure gli antibiotici sono a livello critico.
Sono almeno 200.000 le famiglie terremotate che vivono in condizioni precarie a una altitudine superiore ai 1500 metri dove le condizioni climatiche risulteranno ancora più difficili. Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon ha nei giorni scorsi lanciato un appello ai governi di Kathmandu e New Delhi affinché giungano presto a un accordo per la riapertura della frontiera per ragioni umanitarie.

Worlds (Misna)

Global - Il 10% degli abitanti più ricchi del pianeta emette oltre la metà di emissioni di CO2, mentre la metà più povera è responsabile di appena il 10% dei gas serra: dati eloquenti, diffusi dall’organizzazione non governativa internazionale Oxfam che si auspica servano da pungolo agli oltre 150 capi di Stato e di governo riuniti a Bourget, Parigi, per la Cop 21 - la XXI Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite (Unfccc) sui cambiamenti climatici .
“Gli individui ricchi e i grandi emissori di CO2 devono essere ritenuti responsabili delle loro emissioni. I paesi in via di sviluppo debbono fare la loro parte, ma spetta ai paesi ricchi indicare la strada e assumersi le conseguenze disastrose dei loro modelli di sviluppo e di consumo” evidenzia nel rapporto - intitolato “Disuguaglianze estreme ed emissioni di CO2” - Romain Benicchio, responsabile delle politiche sul clima per Oxfam France.
Più dettaglio, una persona fra l’1% delle più ricche al mondo genera in media 175 volte più CO2 di una persona che rientra fra il 10% dei più poveri.
La Cop 21, ammoniscono da tempo scienziati e ambientalisti – è “l’ultima chiamata” utile per raggiungere, per la prima volta in vent’anni, un accordo vincolante e universale sul clima per mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2°C rispetto all’era preindustriale (1850 circa): un’intesa che vada a sostituire il Protocollo di Kyoto - redatto nel 1997 e mai ratificato dagli Stati Uniti – scaduto nel 2012 ma esteso fino al 2020 (Kyoto 2).

Myanmar - In corso l'incontro tra la leader storica del movimento democratico birmano e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi e il presidente Thein Sein che va verso la fine del suo mandato ma a cui toccherà gestire la transizione verso il nuovo parlamento dopo la sconfitta del suo partito e degli altri vicini al regimi militare terminato nel 2011.
La Lega nazionale per la democrazia, di cui Aug San Suu Kyi è presidente, ha riportato l'8 novembre una vittoria senza compromessi, ottenendo la maggioranza assoluta nel futuro parlamento, in cui il militari hanno comunque il 25% dei seggi garantiti dalla costituzione in vigore, scritta dalgi stessi militari e approvata da un referendum guidato nel 2008. La possibilità di operare in base al mandato popolare, sarà comunque una sfida per le future assemblee parlamentari, come per il governo e il presidente, dato che ai militari è concesso diritto di veto su parte delle decisioni degli organi elettivi e controllano di diritto i ministeri della Difesa, degli Esteri e delle Frontiere.
Di conseguenza, la cooperazione con e forze armate che per un sessantennio hanno gestito il paese affondandolo nella povertà e nella repressione, resta indispensabile. Almeno fino a quando le circostanze non consentiranno di emendare la costituzione. Un impegno considerato prioritario per la nuova maggioranza.
Oltre che con Thein Sein, la leader democratica ha anche chiesto l'avvio di un colloquio con il comandante supremo delle forze armate, generale Min Aung Hlaing, forse possibile già questo pomeriggio.

Worlds (Misna)

Myanmar - Sotto pressione da parte delle Nazioni Unite e di gruppi per il rispetto dei diritti umani per il suo impegno finora mancato di congedare i minorenni sotto le armi, ieri l'esercito birmano ha concesso a 53 adolescenti di tornare alle proprie famiglie.
Si tratta dell'ultimo gruppo di reclute finora quest'anno, per un totale di 146. Sono 699 quelle liberate da un sostanziale stato di schiavitù, a volte anche sessuale, dalla firma di uno specifico accordo con le Nazioni Unite nel 2012. Un accordo che non solo va nel senso di ripulire l'immagine brutale delle forze armate birmane che hanno controllato il paese dal 1962 al 2010, ma anche favorisce la necessità di snellimento e di professionalizzazione avviata nel 2011.
Non si conosce quanti tra i 300.000 effettivi delle forze armate siano oggi minorenni, tuttavia la piaga dei bambini-soldato ha sempre macchiato la reputazione dell'esercito birmano. L'arruolamento, infatti, è frutto di rapimento o di coercizione, utile a rifornire le truppe di portatori, personale di servizio o uomini da porre in prima linea o nelle operazioni di sminamento durante le campagne militari. In particolare nei territori abitati dalle etnie minoritarie le cui milizie conducono da lungo tempo un conflitto aperto contro il governo centrale birmano.
Le stesse milizie etniche, soprattutto le sette elencate dalle Nazioni Unite come responsabili di questa pratica - tra cui L'Esercito per l'indipendenza Kachin e l'Esercito unito dello stato Wa - continuano per le fonti Onu a essere “costanti colpevoli” dell'arruolamento forzato di minorenni.

Yemen - Il presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi ha provveduto ad un rimpasto di governo sostituendo i ministri degli esteri degli Affari interni. La decisione, che secondo i media locali è stata presa sulla base di divergenze con il premier Khaled Bahah, giunge nel momento in cui le forze filogovernative stanno portando a termine l’offensiva su Taiz, terza città del paese, nelle mani dei ribelli houti.
Abdel Malak al-Mekhlafi, a capo di una delegazione presente agli ultimi colloqui di pace, subentra a Ryad Yassine alla guida degli Esteri, mentre il generale Hussein Arab diventa il nuovo ministro degli Interni.
Il presidente aveva nominato anche Salah al-Chanfara alla guida del ministero dei Trasporti. Quest’ultimo però – secondo quanto riferisce l’agenzia Saba – ha rifiutato l’incarico.
Secondo l’emittente araba “al Jazeera”, la battaglia tra le forze del presidente Hadi e quelle dei ribelli si sta concentrando proprio a Taiz dove negli scontri di ieri sono morti 16 militari governativi e 37 sono rimasti feriti. I caccia della coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno bombardato la parte orientale della città e le linee di rifornimento nemiche per aiutare le forze yemenite ad avanzare e a prendere la città, strategica per proseguire la campagna verso la capitale Sana’a, ancora sotto il controllo dei ribelli.

Argentina - Quattro anni e mezzo di carcere (virtuale): l’ex presidente Carlos Menem (1989-1999), 85 anni, ha accumulato un’altra condanna, questa volta per malversazione di fondi pubblici, insieme al suo ex “superministro” dell’Economia, Domingo Cavallo, che per lo stesso reato si è visto comminare tre anni e sei mesi.
Un tribunale di Buenos Aires ha riconosciuto Menem colpevole di aver versato ‘mazzette’ a funzionari compiacenti utilizzando fondi dell’intelligence. Sono stati invece assolti se ex funzionari accusati di aver intascato i pagamenti illeciti.
L’ex presidente è stato dichiarato “autore penalmente responsabile” di un sistema di corruzione allestito insieme ad altri soggetti, fra cui Cavallo, e inabilitato a ricoprire incarichi pubblici per il resto della vita.
È la seconda condanna per Menem dopo quella a sette anni, inflittagli due anni fa, per la vendita illegale di armi a Croazia ed Ecuador. Ma poiché nessuna delle due è stata ratificata dalla Corte Suprema, l’ex presidente, oggi senatore, resterà libero e attivo in parlamento fino al 2017.
Neanche Cavallo, 69 anni, che con Menem all’inizio degli anni Novanta applicò in Argentina la ‘ricetta neoliberista’ , andrà in prigione, dal momento che potrà impugnare la sentenza fino ad arrivare alla Corte Suprema. Una volta compiuti i 70 anni, come Menem potrà beneficiare per legge degli arresti domiciliari nel caso in cui la sua condanna fosse confermata.
Sull’ex presidente pesa un altro processo, quello per il presunto insabbiamento degli autori dell’attentato contro l’Amia - Asociación Mutual Israelita Argentina- in cui nel 1994 morirono 85 persone.

Tuesday, 1 December 2015

Worlds (Misna)

America - Diciassette paesi delle Americhe sono sul punto di eliminare la trasmissione madre-figlio del virus Hiv e della sifilide: lo documenta un nuovo rapporto dell’Organizzaizone panamericana della Sanità/Organizzazione mondiale della Sanità (Paho/Who) divulgato alla viglia della Giornata mondiale della lotta all’Aids, che ricorre oggi. Tuttavia, ancora 2500 bambini nella regione americana sono nati con il virus nel corso del 2014.
In questo scenario, come già anticipato nel giugno scorso, Cuba ha ottenuto la certificazione di primo paese al mondo ad aver eliminato la la trasmissione madre-figlio del virus Hiv e della sifilide: un obiettivo che anche gli altri 16 paesi della regione si apprestano a raggiungere. Nell’isola, oggi si contano 2600 donne, fra i 15 e i 49 anni, che vivono con il virus ma che grazie ai trattamenti ricevuti ne hanno evitato la trasmissione ai figli.
“I paesi americani hanno fatto sforzi enormi…riducendo i nuovi contagi della metà dal 2010. Possiamo fare ancora di più per proteggere madri e figli e ottenere una generazione libera dall’Aids” ha evidenziato Carissa F. Etienne, direttore di Paho/Who.

Guatemala - La decisione della magistratura in merito al sottoporre a processo pubblico o privato l’ex vice presidente Roxana Baldetti per corruzione è stata rinviata dopo un suo nuovo ricovero in ospedale, a seguito di un’infezione.
Il giudice Miguel Angel Galvez, a capo del ‘Tribunal B de Mayor Riesgo’, ha accolto il rapporto presentato dall’Istituto nazionale di scienze forensi secondo cui Baldetti resti in ospedale fin quando non si sarà ripresa dalla sua patologia.
Arrestata il 21 agosto per il suo sospetto coinvolgimento in una rete di corruzione che ha interessato le dogane, denominata “La Linea”, Baldetti ha trascorso sinora di fatto più giorni in ospedale che in stato di detenzione preventiva provvisoria.
La settimana scorsa è scaduto il termine di tre mesi che il titolare dell’inchiesta ha concesso per concludere le indagini a suo carico e argomentare le accuse.
Prima donna eletta alla vice presidenza della storia del Guatemala, Baldetti aveva rinunciato all’incarico l’8 maggio dopo la scoperta della rete di corruzione a cui sarebbe vinvolata, smantellata il 16 aprile. La stessa vicenda è costata la poltrona al presidente Otto Pérez Molina, costretto alle dimissioni il 3 settembre: il prossimo 20 dicembre si conoscerà la decisione sul suo eventuale rinvio a giudizio.

Indonesia - Una combinazione di fattori tecnici e umani sarebbe dietro lo schianto nel mare di Java del volo Indonesia AirAsia QZ8501 con 162 persone a bordo tra passeggeri e membri dell'equipaggio.
Il 28 dicembre 2014, il velivolo aveva fatto perdere ogni traccia mentre era in volo tra la seconda città indonesiana, Surabaya, e Singapore. La rotta l'aveva portato su un tratto di mare adiacente la costa settentrionale dell'isola del Sumatra dove si concentrarono immediatamente le ricerche. Tuttavia, i corpi di 58 di coloro a bordo non sono mai stati recuperati.
Nel rapporto conclusivo diffuso oggi, gli inquirenti identificano in una catena di eventi le cause del disastro. Una saldatura non adeguata del sistema di controllo dl movimento del timone ha attivato infatti un allarme ripetuto. Al quarto avvertimento, incapaci di intervenire sul guasto, i piloti decisero di interrompere l'erogazione di energia a parte del sistema di controllo dell'Airbus 320 nel tentativo di ripristinare il computer di bordo. Disattivando il pilota automatico, i piloti si trovarono davanti a un aereo non più gestibile che, dopo uno stallo prolungato, precipitò in mare.
Comitato nazionale per la sicurezza dei trasporti indonesiano. Svanisce così l'ipotesi che le pessime condizioni atmosferiche abbiano causato la caduta dall'aereo, anche se sono state sicuramente una concausa nell'impedire che i piloti riprendessero il controllo. I risultati dell'inchiesta chiamano in causa la compagnia aerea, sia per non avere prevenuto il malfunzionamento dei controlli del timone, sia per non avere addestrato il personale a una emergenza di questo tipo.
Air Asia è tra gli esempi più accreditati del successo delle compagnie low cost. Un'intuizione del suo fondatore malese, Tony Fernandes, che l'ha portata in quasi vent'anni ai primi posti della categoria come numero di passeggeri, con una flotta di quasi 200 aerei che raggiungono – incluse le consociate locali - 100 destinazioni in 22 paesi.

Cisgiordania - Sono due i palestinesi uccisi in Cisgiordania nelle ultime ore dalle forze armate israeliane, secondo cui le vittime sarebbero state responsabili di altrettante aggressioni ai danni di israeliani. Un giovane  di 16 anni Maamoun al-Khatib, di Betlemme avrebbe accoltellato un israeliano ad uno svincolo di Gush Etzion. È morto dopo essere stato raggiunto da diversi proiettili esplosi dalle forze di sicurezza (Idf).
Qualche ora dopo si è verificato un altro episodio simile presso la colonia di Einav: una palestinese che avrebbe cercato di accoltellare un militare israeliano è morta dopo che la presunta vittima ha reagito con un arma da fuoco.
Dal primo ottobre ad oggi 97 palestinesi e 19 israeliani sono morti in attacchi,  accoltellamenti e scontri a fuoco in Israele e nei Territori occupati.