Friday, 4 December 2015

Worlds (Misna)

Taiwan - Meno regole, inclusa la fine dell'imposizione di un'esperienza lavorativa di almeno due anni e l'obbligo di un salario minimo equivalente a 1300 euro al mese, per incentivare l'arrivo sull'isola e l'integrazione di professionisti, studenti e manodopera.
Un provvedimento annunciato al primo ministro Mao Chi-kuo, che entrerà in vigore all'inizio del 2016 e che, pur se necessario, risulterà lontano dall'obiettivo di un rilancio occupazionale, soprattutto per i ruoli più qualificati.
Si calcola infatti che le nuove regole – che includono la possibilità per aziende locali di continuare a impiegare un lavoratore straniero facendone richiesta dopo nove anni di impiego, anziché doversene liberare obbligatoriamente dopo 12 anni, tempo massimo concesso a un non taiwanese per restare sull'isola – aggiungeranno ogni anno tra 6000 e 7000 individui alla forza lavoro a fronte della emorragia prevista di 160.000 unità annuali.
Una tendenza già avviata con l'uscita di scena in anni recenti anche di almeno 20.000 quadri a favore della Repubblica popolare cinese, diventata meta preferita dei taiwanesi in cerca di nuova occupazione qualificata. Il ministero del Lavoro locale calcola che un milione di professionisti locali e stranieri siano finora emigrati, in parte sull'altra sponda dello Stretto di Formosa, ma non solo.
Al punto che le stesse autorità riconoscono che l'uscita dal paese di un gran numero di lavoratori passato il tempo massimo legale ha contribuito allo sviluppo di economie rivali, come quella giapponese e sudcoreana, verso le quali si indirizzano anche una parte dell'80% dei lavoratori taiwanesi che si ritiene siano disponibili a lavorare all'estero per salari più competitivi.

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