Edgar Morin: (...) ritengo che abbiamo un assoluto bisogno di una riforma profonda del pensiero. Soltanto in questo modo possiamo riempire l'attuale vuoto del pensiero politico. Il pensiero politico, che dovrebbe essere così importante per determinare la direzione del nostro itinerario, oggi è ammalato di tecnocratizzazione, burocratizzazione, econocratizzazione ed è unicamente ridotto all'economia, e nemmeno all'economia intesa in senso ampio e generale quanto piuttosto ad un certo tipo di economia definita come neoliberale che, come abbiamo constatato, altro non è se non la dittatura della speculazione finanziaria. Oggi il potere politico è impotente e perciò non è in grado di denunciare le cause della crisi e tanto meno di enunciare una via alternativa. Inoltre, il pensiero politico non è più alimentato, come accadeva del passato, da idee come quelle di Tocqueville, De Maistre, Marx, Proudhon. Oggi la politica si appoggia soltanto ad esperti iper-specializzati che offrono mere informazioni parcellizzate e che pertanto non possiedono una visione d'insieme capace di costituirsi a fondamento di una progettualità di lungo termine. Il sapere oggi genera un'enorme crescita di informazioni e di conoscenze frammentarie e slegate che determinano una nuova ignoranza rispetto ai problemi complessi e planetari. Su questa nuova forma di ignoranza cresce la sciagura della crisi. Credo quindi che oggi, per rigenerare l'etica, la solidarietà e la responsabilità, sia necessaria una coscienza lucida e aperta capace di indicare un nuovo cammino possibile. (Pensare la complessità per un umanesimo planetario, Mimesis, 2012)
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