Gustavo Zabrebelsky: Sembrerebbe che la ragione umana non abbia altro compito che quello di svilupparsi attraverso la produzione di conoscenze scientifiche e attraverso la loro applicazione tecnica, a loro volta realizzate in vista di uno sviluppo. La parola sviluppo sembra diventata una maledizione. Parrebbe che la nostra civiltà possa sopravvivere solo in quanto sia in grado costantemente di svilupparsi. C'è qualcosa in tutto ciò che appare perverso e che sembrerebbe corrispondere a qualche immagine mitologica come quella dell'uroboro, il serpente che divora la sua propria coda e dunque se stesso. Siamo immersi in un sistema economico e sociale in cui non basta nemmeno sopravvivere, perché pare che la sopravvivenza, senza sviluppo, debba corrispondere alla crisi. La normalità del nostro sistema sembrerebbe essere costituita dallo sviluppo. Ciò appare un'autentica condanna che mostra l'aberrazione del sistema sociale e culturale in cui viviamo. Osservando la recente crisi, sembrerebbe che la relazione tra la produzione e il consumo sia crollata quando è venuto meno il sostegno della finanza. E' facile, allora, attribuire la colpa alla finanza. Il problema è, invece, assai più complesso, perché è strutturale. (Pensare la complessità per un umanesimo planetario, Mimesis, 2012)
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