Friday, 11 December 2015

Worlds (Misna)

Guatemala - L’indice di povertà in Guatemala è aumentato dell’8,1% rispetto al 2006, secondo l’Inchiesta nazionale sulle condizioni di vita (Encovi) relativa al 2014, pubblicata dalle autorità.
Secondo il rapporto, il 59,3% dei guatemaltechi vive attualmente sotto la linea di povertà, contro il 51,2% registrato otto anni fa e il 56,4% osservato nel 2000. Sopravvive, inoltre, in estrema povertà il 23,4% della popolazione totale, circa 15 milioni e mezzo di persone.
“La metodologia utilizzata per determinare gli indici di povertà assoluta consiste nel fissare il costo minimo necessario per coprire un paniere di base che consenta a una persona di soddisfare le sue necessità, alimentari e non” ha spiegato Rubén Darío Narciso, direttore dell’Istituto nazionale di statistica (Ine). Su questa base, i ricercatori hanno classificato come “poveri” i guatemaltechi che riescono a garantirsi un tetto minimo di alimenti ma non altri beni o servizi necessari ed “estremamente poveri” quelli che non hanno abbastanza risorse economiche neanche per assicurarsi il cibo necessario al proprio sostentamento.
Anche l’Encovi 2014 ha confermato che i più poveri fra i poveri sono gli indigeni: 4 su 5 vivono in povertà. Più in generale, l’incidenza della povertà fra la popolazione indigena è del 79,2%, fra quella non indigena del 46,6%.
I dipartimenti più poveri del paese sono quelli di Alta Verapaz (nord) e Sololá (ovest) rispettivamente con l’83,1% e l’80,9%; quelli meno poveri sono Sacatepéquez (ovest) con il 41,1% e Guatemala, che include la capitale, con il 33,3%. In quanto alla povertà estrema, nelle aree urbane è aumentata dal 2,8 all’11,2%, in quelle rurali dal 23,8 al 35,3%.

ZimbabweI nodi della leadership politica e di un’eventuale successione del presidente Robert Mugabe, ma anche la strategia per rilanciare un’economia in difficoltà: sono i temi destinati a segnare oggi e domani ad Harare un congresso dello Zanu-Pf, partito di governo in Zimbabwe dalla fine del regime razzista.
Alla Quindicesima conferenza nazionale del popolo, questa la denominazione ufficiale della due giorni, stanno partecipando 4000 delegati in rappresentanza di tutte le province dello Zimbabwe.
Il discorso di Mugabe, novantunenne, al potere dal 1980, è atteso per oggi. Secondo News Day, un quotidiano di opposizione, proprio in vista di una successione al vertice il congresso si è aperto “all’insegna di un’intensa lotta tra le fazioni”. Centrale d’altra parte la riflessione su Zimasset, un piano che fissa al 7,7% l’obiettivo di crescita annua del Prodotto interno lordo (Pil) tra il 2013 e il 2018 ma che, stando agli stessi dati contenuti nella legge finanziaria, risulta difficilmente raggiungibile.

AlgeriaLa violenza sulle donne è un crimine perseguibile per legge. Il senato algerino ha finalmente approvato la norma – bloccata da diversi mesi dopo l’approvazione alla Camera - che prevede fino a 20 anni di reclusione per il ferimento della consorte, e consente al giudice di condannare l’imputato all’ergastolo in caso di decesso.
La legge, che modifica e integra il codice penale ha introdotto il concetto di molestia sessuale e punisce ogni forma di aggressione , verbale , o abuso psicologico , anche nei casi di recidiva .
Dal canto suo, Amnesty International - pur plaudendo al passo in avanti - ha fatto appello a emendare la legge di una clausola che prevede la possibilità di perdono per il colpevole, definendola “un pericoloso precedente” che espone le vittime a “ulteriori rischi di violenza”.
Secondo alcune statistiche diffuse da media locali, tra 100 e 200 donne vengono uccise ogni anno in Algeria in episodi di violenza domestica.

TanzaniaUn governo snello, che consenta di evitare sprechi e amministrare con maggiore efficacia: il presidente John Magufuli ha definito in questi termini il suo nuovo esecutivo, frutto di scelte che hanno suscitato approvazione ma anche critiche, in particolare rispetto al ritorno in carica di un ex ministro dell’Energia.
Il primo dei dati messo in evidenza oggi dalla stampa tanzaniana è la riduzione del numero dei ministri, 19 e non più 30 come durante l’amministrazione di Jakaya Kikwete. Una macchina amministrativa più snella è in linea con i primi provvedimenti e annunci di Magufuli all’insegna della lotta alla corruzione e della razionalizzazione della spesa pubblica.
La nomina più contestata è quella di Sospeter Muhongo, che torna a guidare un dicastero lasciato solo nel gennaio scorso, quando era stato coinvolto in un’inchiesta su illeciti amministrativi e tangenti. Il comparto dell’Energia è destinato ad avere un ruolo chiave nelle politiche pubbliche dal momento che a largo delle coste della Tanzania sono stati scoperti giacimenti di idrocarburi ingenti.
Se l’ex ambasciatore all’Onu Augustine Mahiga è stato nominato ministro degli Esteri, c’è incertezza e attesa per quattro componenti del governo non ancora individuati. Tra questi il responsabile delle Finanze, un incarico chiave perché i tagli di spesa possano essere compatibili con la realizzazione di una delle promesse più significative della campagna culminata a ottobre nell'elezione di Magufuli: l’istruzione gratuita.

LibiaLe fazioni libiche sono riunite a Tunisi per discutere dell’accordo per un governo di unità nazionale, sostenuto dalle Nazioni Unite, in vista dell’incontro internazionale sul futuro del paese che si aprirà domenica a Roma. L’inviato Onu per la Libia, Martin Kobler, si è detto “molto incoraggiato” al termine di un incontro preliminare con le delegazioni dei due governi rivali – Tobruk e Tripoli – in un hotel alla periferia di Tunisi.
L’incontro di Roma – a cui partecipano tra gli altri rappresentanti di Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna - sarà copresieduto dal segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo italiano Paolo Gentiloni.
La creazione di un governo unitario, che ponga fine al caos istituzionale e alle violenze che destabilizzano il paese, è considerato un obiettivo fondamentale anche nell’ottica del contrasto ai gruppi estremisti armati che hanno approfittato del disordine per accrescere la loro presenza nel paese.
È di queste ore la notizia che dalla roccaforte di Sirte, il sedicente Stato islamico (Is) di Abu Bakr al Baghdadi ha lanciato un offensiva conquistando il sito archeologico e la città di Sabrata, la ‘Palmira della Libia’ patrimonio dell’umanità.  Unesco a soli 70 km ad ovest di Tripoli, e a 30 dal confine con la Tunisia.

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