Una rinnovata responsabilità, nel tempo che stiamo vivendo, si chiama riappropriazione. E si tratta di un progetto strategico perché siamo chiamati a riconciliare ogni persona con la propria storia personale, con la storia comune dell'intera ed unica umanità e con le complessità del mondo-della-vita.
C'è come una sorta di "destino parallelo" fra ciascuno di noi e la realtà; e non è solo questione di percezione (riconosciamo soltanto i nostri interessi, i nostri morti, e così via) ma è un problema di vivere un destino comune, che è il nostro ma che non si esaurisce nel nostro. Ed è su questo punto che si ripropone, costantemente, il problema dell'esercizio di una responsabilità come riappropriazione.
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