Convivere è smarrirsi per ritrovarsi e, per farlo, è necessario non parlare più di valori o di principi ma di incarnazione degli stessi. Non tutti, in giro per il mondo, conoscono o vivono allo stesso nostro modo la libertà, la giustizia, la pace, lo sviluppo; ci proviamo, con un insensato (e continuo) tentativo di civilizzazione, a imporre un nostro punto di vista, le nostre pratiche. E i risultati si vedono; più che di relazioni internazionali, ormai possiamo parlare di reazioni internazionali. Se non prendiamo atto che è fallito un approccio sistemico alla convivenza, a partire dalla considerazione dell'altro come "diverso" e non come "differente", come potremo pensare di convivere ? Se non usciamo dall'ansia competitiva di civilizzazione e non entriamo nel paziente lavoro cooperativo di costruzione (il più possibile) condivisa di un progetto di civiltà, come potremo pensare di salvarci come umanità nel creato ? E' giusto porci domande fondamentali su una convivenza degna di questo nome; ma è altrettanto necessario, se vogliamo davvero cambiare strada, di farlo con un approccio complesso, accantonando la nostra abitudine consolidata al pensiero lineare e di parte.
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