Comprendere è comprendere le motivazioni, situate nel contesto e nel complesso. Comprendere non è spiegare tutto. La conoscenza complessa riconosce sempre un residuo inesplicabile. Comprendere non è comprendere tutto, è anche riconoscere che c'è dell'incomprensione. (...) Bisognerebbe poter insegnare la comprensione a partire dalla scuola primaria e continuare attraverso la scuola secondaria fino all'università. E' in questo senso che ho proposto in I sette saperi necessari all'educazione del futuro che in ogni università una cattedra sia dedicata alla comprensione umana. Questo integrerebbe in sé l'apporto delle diverse scienze umane, trarrebbe lezioni di comprensione umana dalla letteratura, dalla poesia, dal cinema. Svilupperebbe in ognuno la coscienza degli imprinting (marchi culturali indelebili subiti nell'infanzia e nell'adolescenza), poiché solo questa coscienza permette di cercare di affrancarsene. Essa genererebbe la coscienza delle derive, che permetterebbe a ognuno e a tutti di resistere alla corrente e di sfuggirvi. Produrrebbe la coscienza dei paradigmi, che permetterebbe di issarsi in un meta-punto-di-vista. Mostrerebbe che questa coscienza esige autoesame e autocritica, produrrebbe dunque la coscienza della necessità nello stesso tempo mentale e morale dell'autocritica, e favorirebbe l'etica in ognuno e in tutti.
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