La conoscenza di ciò che siamo ci mette di fronte al rischio della nostra complessità; infatti, rischiamo di voler conoscere solo la nostra parte migliore, quella che sembriamo poter controllare. Invece, abbiamo la responsabilità di guardare a noi come a un "contesto complesso" e di percorrere, con la stessa intensità, la realtà delle nostre zone di luce e delle nostre zone d'ombra; se il mondo è "prigioniero" di una guerra permanente è soprattutto perché il conflitto ci appartiene e degenera quando facciamo finta di essere perfetti; la conseguenza è che portiamo il disumano nella storia. Non possiamo più vivere nella irresponsabilità e, con urgenza, dobbiamo ripensarci realisti. La mia riflessione sul mondo che ci circonda non può prescindere dai fondamentali elementi filosofici e antropologici della convivenza umana, dalle domande fondamentali su ciò che siamo e su ciò che stiamo diventando.
The knowledge of what we are put us in front of the "risk" of our complexity.
We have the responsibility to look to us as "complex contexts".
The conflict degenerates when we pretend to be perfect; and, in doing so, we bring the inhuman in history.
We can no longer live in our irresponsibility and, urgently, we need to re-think us realistic.
My reflection on the world around us considers the fundamental philosophical and anthropological elements of human coexistence and the basic questions about what we are and what we are becoming.
I-POL.I.S (International Policies, Institutions, Societies) - Link Campus University's Research Center on Global Affairs
No comments:
Post a Comment