Nelle profondità dei mondi-della-vita vive una complessità che non possiamo eludere. La degenerazione del mondo globalizzato, tecnocratico e competitivo, ci chiama a ri-costruire quei mondi di relazione che abbiamo spezzato in nome del presente e dello sviluppo; mondi che riemergono e che ci danno l'evidenza del bisogno di "senso umano". Le immagini che Papa Francesco ci ha consegnato, delle periferie esistenziali e degli ospedali da campo, riflettono molto bene la realtà che abbiamo di fronte; al di là delle guerre "guerreggiate", abbiamo un sistema globalizzato che, allo stesso tempo, ha migliorato le condizioni di vita di milioni di persone e ha prodotto inaccettabili diseguaglianze, fino a far degenerare la convivenza umana nel creato. Le periferie esistenziali sono i luoghi del disagio, che non è solo materiale; gli ospedali da campo riguardano la nostra responsabilità, anzitutto di comprendere che la nostra "vocazione" di persone umane consiste nel "ricucire" l'unità profonda dell'umanità come soggetto storico e di questa nel creato. Parlare di periferie esistenziali e di ospedali da campo significa essere realisti, non disfattisti.
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