“Un dirigente apprezzato anche da settori dell’opposizione e percepito come persona onesta e gran lavoratore”: è l’identikit che fonti della MISNA in Tanzania tracciano del ministro John Magufuli, nominato domenica candidato presidente del partito al potere e dunque probabile nuovo capo di Stato.
“Tra i vari esponenti del Chama Cha Mapinduzi (Ccm) – dicono da Dar es Salaam – è uno dei più apprezzati dalla gente che vota per l’opposizione: a meno che non ci siano spaccature clamorose all’interno del partito vincerà con facilità alle elezioni di ottobre”.
Nato 55 anni fa a Chato, sulla riva meridionale del Lago Vittoria, Magufuli è in corsa per succedere a Jakaya Kikwete. L’attuale capo di Stato, suo compagno di partito, ha rinunciato a candidarsi per un terzo mandato rispettando il divieto costituzionale a differenza di quanto è accaduto o potrebbe accadere in paesi vicini come Burundi e Rwanda. L’uscita di scena di Kikwete, musulmano, e la prevista elezione di Magufuli, cristiano, consentirebbero per altro di tutelare il principio di un’alternanza religiosa al vertice dello Stato.
Secondo le fonti della MISNA, allora, “l’unica vera incognita oltre più che dalla capacità delle opposizione di trovare un compromesso su un unico candidato è rappresentata dalle scelte dell’ex primo ministro Edward Lowassa”. Escluso dalla cinquina che è stata in lizza fino all’ultimo per la nomination, questo dirigente avrebbe la “capacità di mobilitare ancora milioni di voti”. Nel caso di una rottura, gli scenari possibili sarebbero differenti. Tra questi la fuoriuscita di Lowassa dal Ccm e la nascita di una nuova forza di opposizione. Costretta però a fare i conti con un candidato governativo piuttosto popolare anche grazie alla capacità di gestire difficoltà e crisi nei suoi cinque anni da ministro del Lavoro; e per altro attento agli equilibri dell’Unione federale con Zanzibar nata nel 1964, come testimonia la scelta di puntare come vice su Samia Hassan Suluhu, musulmana originaria dell’arcipelago.
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