Da oggi chiunque in Giappone “sia trovato in possesso di pornografia infantile con il proposito di soddisfare il proprio interesse sessuale rischia fino a un anno di prigione o una multa fino a un milione di yen (circa 7400 euro)”.
A un anno dalla promulgazione, che ha però concesso una moratoria di 12 mesi ai produttori di pornografia infantile per liberarsi del materiale in lavorazione, entra in vigore il provvedimento che non solo proibisce la produzione e la distribuzione di questo particolare categoria di pornografia, come in una prima versione della legge, ma anche il possesso.
Il Giappone, unico membro del G7 a non sanzionare la pornografia con protagonisti minorenni in particolare, rappresentava finora il maggiore mercato di materiale pedo-pornografico al mondo. Se il bando colpisce da oggi video e foto di esplicito contenuto sessuale con individui al di sotto dei 18 anni, resta ininfluente su immagini frutto di disegno oppure di creazione digitale. Non sanziona, ad esempio, la sterminata produzione di fumetti (manga) e cartoni animati (anime) a sfondo sessuale destinati indiscriminatamente a un pubblico giovanile o adulto, con protagonisti in molti casi giovanissimi oppure dall'età indefinibile, almeno durante le scene più esplicitamente sessuali.
Nel caso di una cultura come quella giapponese che non considera l'espressione sessuale anche estrema come negativa sul piano morale e sociale, il dibattito resta aperto e coinvolge libertà di espressione e di comunicazione, oltre che vasti interessi economici.
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