“Su molti punti si dovrebbe essere più coraggiosi” dice alla MISNA Gordon Graham, rappresentante dell’Agenzia cattolica inglese per lo sviluppo internazionale (Cafod) che sta partecipando alla conferenza convocata ad Addis Abeba per definire le strategie di finanziamento della lotta alla povertà.
Da questa mattina circa 5000 delegati sono riuniti nella sede della Commissione economica dell’Africa (Uneca) per il primo di tre appuntamenti che contribuiranno a definire l’agenda globale. Un’occasione da non perdere soprattutto per i paesi sub-sahariani, quelli che più avrebbero bisogno di interventi internazionali sotto il segno della consapevolezza e della solidarietà.
Eppure, sottolinea Graham, ad Addis Abeba le incognite sono tante. “La sensazione – dice il responsabile di Cafod – è che ci siano forti pressioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea affinché la bozza di documento finale già preparata sia approvata così com'è, senza nemmeno aprire una discussione”. Una possibilità contro la quale si è già posizionato il G77, un gruppo che rappresenta ormai ben 131 paesi dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, dalla Cina al Brasile passando per il Niger. “Uno dei punti della bozza più contestati – sottolinea Graham - è la mancata previsione di un organismo fiscale sotto egida Onu garante del principio che le multinazionali paghino le tasse negli stessi paesi dove realizzano i profitti”. Un contrasto più efficace al trasferimento illecito di capitali è solo una delle richieste dei rappresentanti delle organizzazioni della società civile. Secondo Graham, nella bozza mancano scadenze vincolanti sul superamento dei combustibili fossili o impegni inequivocabili contro il “land grabbing”. Ancora, sottolinea il rappresentante di Cafod, appaiono inadeguati e da ridefinire i passaggi dedicati ai rapporti tra pubblico e privato nel finanziamento della lotta alla povertà.
Oggi, nel suo discorso di apertura, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha sottolineato che “senza risorse gli impegni resteranno promesse sulla carta”. Se ad Addis Abeba non emergeranno linee guida convincenti, concorda Graham, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile post-2015 che l’Assemblea generale dell’Onu dovrebbe definire a settembre saranno irraggiungibili. Stesso discorso per gli impegni contro i cambiamenti climatici, qualunque siano gli accordi messi nero su bianco a Parigi nell'ultima grande conferenza internazionale del 2015, a dicembre.
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