Monday, 13 July 2015

China. MORTO IN PRIGIONE IL MONACO DEI NOMADI TIBETANI (Misna)

Il monaco Trulku Tenzin Delek Rinpcohe, uno degli eroi per la liberazione del Tibet, riconosciuto negli anni ’80 dal Dalai Lama come una Lama reincarnato, è morto in una prigione cinese, a Mienyang, dove stava scontando 20 anni di reclusione. Il monaco era stato arrestato nel 2002 con l’accusa di essere coinvolto nell’esplosione avvenuta il 3 aprile a Chengdu, capitale della provincia di Sichuan, e di aver incitato la popolazione al separatismo.
Da tempo si sapeva che al monaco, pur essendo in cattive condizioni di salute, era negato l’accesso a qualsiasi cura medica. "La polizia cinese ha informato i suoi familiari che era gravemente malato e quando sono arrivati per visitarlo, hanno detto che era già morto" ha dichiarato un tibetano all’agenzia Radio Free Asia. Finora, il suo corpo non è stato consegnato alla sua famiglia.
Fonti tibetane hanno detto che Trulku si era impegnato a sviluppare istituzioni sociali, sanitarie, educative e religiose per i nomadi tibetani, nel Tibet orientale. Il suo impegno per la conservazione ambientale di fronte alla deforestazione e ai progetti indiscriminati di estrazione mineraria proposti dal governo di Pechino gli avevano causato l’ira delle autorità cinesi nella regione. Per oltre dieci anni, fino al giorno dell'arresto, i funzionari governativi cercarono di limitare le sue attività e la sua influenza.
Dopo il suo arresto, petizioni da varie parti del mondo hanno sollecitato le autorità cinesi a riconoscerlo innocente e liberarlo dalla detenzione. Nel 2010 i tibetani avevano organizzato una giornata mondiale di mobilitazione per il rilascio del loro leader. Nel Tibet, in quell'occasione, furono raccolte oltre 40.000 impronte digitali in inchiostro rosso, come segno che anche i firmatari erano disposti a dare il proprio sangue pur di schierarsi con Trulku Tenzin Delek Rinpcohe.
“Dato che io sono un tibetano - aveva detto il monaco alcuni anni fa - sono sempre stato sincero e legato agli interessi e al benessere del popolo tibetano. Questa è la vera ragione per cui i cinesi non mi amano e mi hanno incriminato. Questo è il motivo per cui si sono appropriati della mia vita preziosa, anche se io sono innocente”.

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