Ciò che vedo decisivo, al giorno d'oggi, è la capacità di uscire dalle secche del pensiero lineare; esso appare comodo, perché ci permette di rinunciare alla nostra personale responsabilità di soggetti storici in grado di operare giudizi storici, ma, al tempo stesso, è dannoso perché ci fa rimanere sulla soglia di una realtà che, non compresa, risulta anche non governata e ci travolge.
E' proprio mentre esaltiamo le nostre certezze, in quella che ho definito la certezza della certezza, che ci ritroviamo precari e che non ri-creiamo realtà, facendo degenerare l'esistente.
Siamo al mondo per vivere curiosamente, creativamente, progettualmente.
Per uscire dalle secche del pensiero lineare abbiamo bisogno di modificare radicalmente la nostra mentalità e di aprirla all'ascolto della realtà per scoprirne tutte le interrelazioni, le incertezze, le transizioni, i limiti e le potenzialità. Tale apertura ci pone in dialogo nel mondo-della-vita, ci fa ritrovare un destino comune che non avvertiamo, spinti come siamo da una competizione che, lungi dall'essere un giusto confronto fra differenze, si fa progressivamente guerra attraverso un pensiero armato. Solo il pensiero complesso è pensiero disarmato, includente, integrante; e ciò avviene non cancellando le differenze ma valorizzandole reciprocamente, cooperando, ricercando e ritrovando insieme la complessità e le complessità di una condizione umana che ciascuno di noi incarna ed interpreta in modo originale, unico ed irripetibile.
No comments:
Post a Comment