Tuesday, 14 July 2015

Indonesia. PAPUA, SACERDOTI DENUNCIANO INGIUSTIZIE E VIOLENZA (Misna)

"Vediamo ingiustizie nel settore dell’ economia, del sociale e della politica e siamo preoccupati per diversi atti di violenza che accadono in Papua. La violenza viene affrontata con altra violenza. Tutti questi atti di violenza ostacolano lo sviluppo, danneggiano la pace e feriscono la sensibilità di tante persone" hanno detto in una dichiarazione, rilasciata dopo il loro recente incontro a Jayapura, nella provincia di Papua, 75 sacerdoti provenienti da cinque diocesi della regione.
I sacerdoti hanno anche sottolineato che mentre Papua è la più ricca provincia indonesiana in termini di risorse naturali, è in ritardo rispetto alle altre regioni in termini di sviluppo e il poco che si vede raramente porta benefici per la popolazione locale. I programmi di sviluppo si concentrano soprattutto sulle città in cui il 70% della popolazione è costituita da immigrati, in particolare da immigrati da Giava.
"Nelle zone più remote, vediamo che gli edifici scolastici sono buoni, ma non ci sono insegnanti. Nel campo della salute, il numero di medici e infermieri è molto limitato. Tale disparità crescerà in profonda   insoddisfazione. Il governo ha finora detto solo parole, ma i problemi restano” ha detto padre Neles Kebadabi Tebay, della diocesi di  Jayapura, commentando la dichiarazione ai giornalisti e aggiungendo che questa insoddisfazione ha portato ad una serie di conflitti violenti con lo Stato.
Nel frattempo, Lamadi de Lamato, portavoce per l'ufficio del governatore di Papua, ha riconosciuto che ci sono lacune nei servizi governativi offerti alle comunità sparse in varie zone di Papua ma, allo stesso tempo, ha affermato che il governo locale ha fatto enormi sforzi per dare priorità ai programmi di sviluppo.
Papua è stata afflitta da un conflitto decennale dopo il ritiro dell'amministrazione coloniale olandese nel 1962 e l’acquisizione indonesiana della regione. Il gruppo di guerriglia Free Papua Movement ha condotto una rivolta di basso livello contro lo stato, segnata da scontri sporadici e da pressioni sulla popolazione locale.

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