"Forse erano diretti in India, ma sono rimasti bloccati a Chittagong" ha detto ai giornalisti locali Mohammad Kamruzzaman, ufficiale di polizia nella più grande città portuale del paese, commentando il sequestro di barili contenenti cocaina liquida per un valore di circa 14 milioni di dollari.
"Questo è un forte segnale di allarme" ha detto Cristina Albertin, rappresentante dell'Asia del Sud per l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), riferendosi all'ultimo ritrovamento fatto in Bangladesh che indica come la cocaina abbia trovato nuove vie di transito attraverso l’Asia meridionale, approfittando delle lacune nei processi di sicurezza e controlli dei porti della regione.
Finora, la lotta al narcotraffico delle agenzie nella regione si era concentrata sul traffico di eroina e droghe sintetiche provenienti dal Myanmar e soprattutto dall’Afghanistan che detiene la produzione mondiale di circa il 90% dei derivati illeciti dell’oppio. I recenti sequestri di cocaina liquida proveniente da corrieri di droga sudamericani e africani ha colto di sorpresa tutte le agenzie interessate anche se, in questi ultimi anni, nella regione i sequestri di droga sono più che triplicati. All'inizio di maggio, agendo su informazioni dei servizi segreti britannici, gli spedizionieri doganali del Bangladesh hanno sequestrato 107 barili di plastica blu contenente olio di girasole mescolato con circa 100 chili di cocaina. La droga proveniva probabilmente dalla Bolivia via Uruguay e Singapore dove, trasferita su una nave più piccola, è arrivata nel porto di Chittagong.
L'uso di cocaina, mentre ancora basso rispetto all’Europa e al Nord America, è in aumento nelle più importanti città dell'Asia. "Le organizzazioni di narcotrafficanti latino-americani - ha affermato Antonio Mazzitelli, rappresentante dell'Unodc, in Messico -, ben strutturate, sono ora alla ricerca di nuovi mercati, in particolare per la loro produzione di cocaina e metanfetamine”.
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