“Dobbiamo cambiare le regole e gli standard fiscali a livello globale; ma per farlo serve il contributo di tutti, non solo dei paesi ricchi”: lo dice alla MISNA Savior Mwambwa, rappresentante dell’alleanza Tax Justice Network-Africa (Tjn-A) alla conferenza di Addis Abeba sul finanziamento della lotta alla povertà.
Come confermano anche altre fonti raggiunte nella capitale etiopica, la costituzione di un organismo sotto egida Onu incaricato di fissare regole fiscali condivise e di contrastare il trasferimento di illecito di capitali dai paesi poveri è uno dei temi cruciali della conferenza. “L’Unione Africana e il blocco del G77 stanno insistendo molto su questo punto – dice alla MISNA Samuel Zan Akologo, rappresentante di Caritas Ghana – ed è probabile che sulla bozza di documento finale presentata in apertura di lavori la discussione venga riaperta”.
L'assunto di base di Tax Justice Network-Africa (Tjn-A) e di altre reti di ong dell'Asia e dell'America Latina è che la questione delle tasse è troppo rilevante per essere delegata alle scelte di pochi. “Il motivo per il quale il sistema fiscale globale ha fallito – sottolinea Mwambwa – è che oltre la metà dei paesi del mondo restano tagliati fuori dai processi decisionali; le regole vanno riscritte daccapo ma in modo democratico e giusto, attraverso un forum nel quale siano rappresentati tutti gli Stati”.
Secondo il responsabile di Tax Justice Network-Africa, “la nascita di un organismo intergovernativo sotto egida Onu è una condizione irrinunciabile” per i governi del Sud del mondo. “Una struttura del genere – spiega Mwambwa – li aiuterebbe a generare finanziamenti essenziali per lo sviluppo, attraverso la lotta all’elusione fiscale delle multinazionali e un bilanciamento dei prelievi; inoltre li sosterrebbe nel compito di creare un sistema fiscale progressivo, fondato sul diritto e l’equità, liberandoli dalle pressioni dei creditori e dei governi dei paesi ricchi”.
Secondo la Commissione economica dell’Onu per l’Africa, l’organismo che da lunedì ospita la conferenza di Addis Abeba, ogni anno i trasferimenti illeciti di capitali rubano al continente oltre 50 miliardi di dollari. Una somma che vale due volte l’Assistenza ufficiale allo sviluppo (Oda) fornita dai paesi ricchi.
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