Saturday, 7 May 2016

La distanza inaccettabile tra la politica e la vita (Marco Emanuele)

Scrivevo del vuoto politico nel quale siamo immersi. Ebbene, è un vuoto di mediazione e di progettualità; cambiato il mondo, e nei cambiamenti dei mondi che evolvono in modo radicale e profondo, noi ci chiudiamo sempre di più nelle nostre certezze, presunte verità.

La politica è degenerata al punto da essere diventata soltanto gioco per potenti auto-referenziali, dimenticato l'interesse generale. In sostanza, si è creata una distanza inaccettabile tra la politica e i mondi-della-vita, tra il presente come tempo separato dal resto e la complessità dell'esperienza umana e di ogni esperienza umana.

Ebbene, parlare di complessità è calarci proprio in quei mondi-della-vita che rischiamo di dimenticare, in una sorta di "fuga da noi" per cercare una felicità al di là delle nostre inevitabili contraddizioni. In questa fuga c'è tutto il nostro delirio, laddove la naturale incertezza che ci appartiene si fa insicurezza, disagio, violenza, guerra.

Riappropriarci della politica significa, anzitutto, riappropriarci della relazione fra ogni storia personale e la storia comune, cercando continue interazioni fra le nostre differenze; dobbiamo lavorare, attraverso l'interazione, per una integrazione che chiamiamo convivenza, "luogo" nel quale la mediazione e la liberazione delle differenze diventano principio di ciò che ci permette di essere umani-in-comune, cioè la politica.




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