Avere una visione critica della democrazia significa ritornare alla democrazia come laboratorio di dialogo. Infatti, la democrazia ha senso storico e dignità progettuale se accoglie e cerca di governare il cammino-dialogo dei popoli, nelle differenze che li caratterizzano.
In questo nostro tempo, il governo democratico si è ridotto a essere presa d'atto della necessità, incapace di guardare oltre l'imminenza; i cosiddetti politici, e non importa lo schieramento, non sembrano avere le chiavi culturali per maturare visioni di società e molti intellettuali sembrano appiattiti sulle ragioni dell'eterno presente e del proprio particolare e non sulle ragioni della libertà, vera anima del laboratorio democratico.
Per avere una visione critica della democrazia dobbiamo avere ben chiara una "strategia del progetto" che si forma attraverso la riflessione, la parola, l'insegnamento, la divulgazione, l'esempio (ringrazio Sergio Zoppi per avermi sollecitato su questi punti tanto "antichi" quanto sempre necessari).
Certo, una visione critica della democrazia, nel dominio di una sorta di pensiero unico, può apparire antagonistica: ma non è così. L'idea di visione critica serve alla democrazia, e dunque a ciascuno di noi, per ritrovare la verità dinamica della democrazia stessa che non è scritta in alcuna "tavola delle regole" ma che vive nella nostra incertezza e nella nostra responsabilità di persone-cittadini.
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