Saturday, 7 November 2015

Fattori globali (Marco Emanuele)

Rampini su la Repubblica di oggi scrive dei dati positivi dell'economia americana (disoccupazione al 5%) e sottolinea che con la locomotiva americana che riparte, le ripercussioni si estendono al mondo intero: torna l'attesa di un rialzo dei tassi Usa e fa precipitare l'euro verso la parità uno a uno col dollaro. Ottima cosa per l'eurozona, benefica anche per l'industria esportatrice italiana. Rampini scrive della Cina: il rallentamento della crescita nella seconda economia mondiale è stato confermato ufficialmente nei giorni scorsi dal presidente Xi Jinping che ha fissato un obiettivo del 6,5% per l'aumento del Pil cinese. Rampini scrive di fine del "miracolo Brics", trascinando nella recessione grandi nazioni emergenti dalla Russia al Brasile. 

Il premio Nobel Robert Engle dichiara a la Repubblica di oggi: La frenata della Cina e dell'intera galassia dei Paesi emergenti che dipendono dalle materie prime, è troppo pesante per restare senza conseguenze. E la crisi dell'Europa è troppo vicina nel tempo per non far pensare a una sorta di stagnazione dalla quale il continente si libererà si, ma non in pochi mesi. E la difficoltà di due blocchi mondiali così importanti non può non avere conseguenze per l'America. Anche perché fra l'area dell'euro e gli Stati Uniti ci sono dei parallelismi ai quali non si pensa spesso. Si riferisce soprattutto all'estrema prudenza, per non dire ritrosia, dei governi nell'intraprendere investimenti pubblici realmente espansivi, da quelli nelle infrastrutture a quelli nell'educazione, gli unici che innescherebbero davvero una ripresa stabile di lungo periodo. 

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