Guardiamo al mondo come a un modello lineare, analizzando e non ricercando. I rapporti internazionali, nel mondo a-polare, sono caratterizzati da una crescente incertezza non governata che, progressivamente, si trasforma in insicurezza, disagio, paura; assolutizziamo i punti di vista e immaginiamo verità dogmatiche che diventano, storicamente, la vittoria del disumano. Insisto nel dire che ci vogliono visioni sinergiche, sistemiche e strategiche e che occorre ritrovarsi in piccole comunità di pensiero per l'azione, transdisciplinari e transgenerazionali; dobbiamo recuperare una cultura dell'integrazione e della cooperazione globale, ritornando all'arte della mediazione che oggi è intesa e praticata come compromesso. Dobbiamo ricongiungerci con la nostra natura profonda, al contempo dialogante e contraddittoria; dobbiamo reintegrare nel nostro universo di senso la misteriosa universalità della Conoscenza, verità della realtà, della quale siamo parte fondamentale ma che mai esauriamo attraverso i nostri particolari punti di vista e convinzioni.
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