Thursday, 12 November 2015

Burundi. GOVERNO, NON ESISTE RISCHIO GENOCIDIO (Misna)

“Diciamo no a tutte le lingue che predicano maledizioni per il nostro paese”. Con queste parole, il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza, intervenuto a una celebrazione di preghiera, ha voluto ridimensionare i timori - formulati da attivisti d’opposizione - che nel paese esista un rischio di genocidio.
Pur non pronunciando mai il termine, Nkurunziza ha invitato i cittadini a “non restare prigionieri del passato” e ha insistito sulla volontà di “rompere il circolo di violenze che hanno segnato la storia del nostro paese”. A parlare esplicitamente di rischio di genocidio era stata tra gli altri Marguerite Barankitse, attivista d’opposizione in esilio all’estero, di cui il governo ha chiesto l’estradizione. Barankitse aveva sottolineato in particolare come alcuni termini usati dal presidente del Senato in un recente discorso e poi dallo stesso Nkurunziza fossero identici a quelli utilizzati per mobilitare gli autori dei massacri di tutsi e hutu moderati durante le stragi del 1994 nel vicino Rwanda.
Malgrado le rassicurazioni del presidente, restano preoccupazioni anche nella comunità internazionale: secondo fonti di stampa potrebbe avvenire a breve (forse già oggi) il voto sulla bozza di risoluzione presentata dalla Francia al Consiglio superiore dell’Onu. Il testo, secondo le informazioni che sono circolate, prevederebbe l’imposizione di sanzioni sui responsabili delle violenze. Fonti anonime del Consiglio di Sicurezza citate dal settimanale francese Jeune Afrique hanno però parlato di un possibile dispiegamento di caschi blu della missione Monusco, dalla vicina Repubblica democratica del Congo, per impedire l’espandersi della crisi. Una misura simile però avrebbe bisogno dell’approvazione del governo del Burundi o di una risoluzione Onu che autorizzi anche l’uso della forza.

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