C'è la necessità di ritornare a pensare complesso. Non bisogna più perdere un minuto, abbiamo già lasciato troppo tempo e troppo spazio alla cultura tecnocratica; infatti, abbiamo dimenticato lo spazio della globalità in nome di questa globalizzazione competitiva ed abbiamo dimenticato la tempiternità del tempo in nome di una inutile e dannosa rincorsa nel presente.
Il ritorno al pensiero complesso non è altro che il recupero della naturale consapevolezza della complessità e delle complessità della realtà. Scrive Morin (Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l'educazione, Raffaello Cortina Editore, 2015): " (...) quello che chiamo pensiero complesso è il pensiero che vuole superare la confusione, la complicazione e la difficoltà di pensare, con l'aiuto di un pensiero organizzatore, separatore e reliante. (...)"
Siamo prigionieri di un iper-attivismo che non si accompagna più alla riflessione profonda e radicale, critica, libera. Tutto è per noi meccanicamente prevedibile e determinabile, a partire dalla nostra vita personale; abbiamo dimenticato il mistero dell'incertezza per assumere la certezza della certezza e, così facendo, abbiamo smesso di ricercare ritrovandoci profondamente precari ed incapaci di vivere.
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