Sunday, 19 July 2015

(L'Italia migliore) Il Nuovo Osservatore (Sergio Zoppi)

Dal 1° luglio 1958 il sindacalista Giulio Pastore, all'interno del governo presieduto da Amintore Fanfani, è il nuovo ministro per il Mezzogiorno. Succede a Pietro Campilli che ha ricoperto quella carica (la dizione esatta risulta: presidente del Comitato dei ministri per il Mezzogiorno) fin dal 1950, l'anno dell'istituzione della “Cassa” voluta da De Gasperi.
Pastore avverte subito, assistito da alcune decine di tecnici provenienti da mondi e esperienze diversificati, che avviati alla fase conclusiva gli anni positivi del primo tempo dell'intervento pubblico straordinario – quelli della bonifica, dell' acqua e della viabilità interna – e messa mano alla seconda fase, quella della diffusa industrializzazione, il Mezzogiorno non riuscirà a procedere con sicurezza lungo la strada dello sviluppo se non si doterà di una classe dirigente – politica, amministrativa, tecnica e culturale – larga, capace, fortemente ancorata a valori etici.
Tutti i dieci anni ministeriali di Pastore – 1958-1968 – risultano caratterizzati da questa visione, fissata in numerosi scritti e discorsi, alla quale corrisponde un impegno meditato e generoso.
Pastore comprende altresì che quel lavoro controcorrente (è più facile e redditizio per la politica e l'imprenditoria continuare a innalzare dighe e costruire ponti con la lievitazione progressiva dei costi ed erogare generosi contributi a fondo perduto alle nascenti imprese e a quelle che ampliano gli impianti) va sostenuto dall'esterno. Nasce l'idea di riproporre e rilanciare la rivista “Il nuovo osservatore”, che ritorna in libreria dopo la breve esperienza, all'interno della Cisl, guidata da Mario Romani che della formula e dei contenuti del “sindacato nuovo” era stato il magistrale ispiratore.
La rivista riprende vita, con periodicità mensile, a metà del 1961, edita nei primi anni da Vallecchi e successivamente da Mondadori. Per l'intera responsabilità ministeriale di Pastore, dialogherà con cattolici, laici e marxisti sensibili e attenti ai temi della programmazione economica, dello sviluppo, dell'affermazione di un Mezzogiorno moderno e democratico. Chi volesse sfogliare quei fascicoli (oltre settanta) li troverebbe di una straordinaria attualità e freschezza. Convergevano idee, programmi, progetti assecondati da analisi senza preconcetti. Per alcuni anni la cultura dialogò con la tecnocrazia e con la politica, mettendo in campo accumulazioni e proposte progettuali anche attraverso le rubriche e i quaderni del mensile.
Il focus era il ruolo dello Stato e con esso la buona politica che aveva bisogno per essere tale di un'eccellente e forte amministrazione pubblica, di presidi scientifici e tecnologici autorevoli e per quanto possibili indipendenti, di università degli studi protese alla ricerca come all'alta formazione, di un sindacato dei lavoratori sorretto dalla preparazione continua dei propri quadri, di una dirigenza industriale e agraria non provinciale, capace di guardare lontano, tanto in campo privato quanto in quello delle partecipazioni statali; di un' Europa democratica e consapevole della propria forza e dei suoi doveri; infine di una Chiesa cattolica rinnovata e capace di comprendere il nuovo e di concorrere con autorevolezza e umiltà a renderlo fecondo.
A tutti questi temi – e ad altri ancora: la giustizia in primo piano – fu attento “Il  nuovo osservatore” alimentando Pastore (che ne era il direttore con Enzo Scotti vice). Al tempo stesso dagli uffici della segreteria tecnica giungevano esiti, prospettive, problemi da valutare, trasferiti e rielaborati sul periodico.
Molti propositi, quelli di maggior rilievo, rimasero sulla carta, essendo quasi impossibile muovere le acque della politica. Rimane la traccia e l'esempio di un intreccio virtuoso, ancora largamente da scoprire e meditare.

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