La cultura democratica è cultura della mediazione e della liberazione del progetto umano; si tratta di una "cultura strategica", percorsa dalla complessità del mondo-della-vita, visionaria. E intanto noi, avvolti dalla "cultura" tecnocratica, esistiamo in democrazie considerate come modelli, prive di anima e di prospettiva. Il referendum greco che, lo ripeto, non cambierà la Storia, è un piccolo segnale sulla strada del recupero della progettualità democratica; bisogna rafforzare questo segnale, uscendo dall' abitudine antagonista e ritornando a pensare in termini critici, dunque liberi. Per superare progressivamente la cultura tecnocratica occorre recuperare il valore dell' incertezza, laddove la certezza dominante ci ha portato ai disastri che conosciamo, di un mondo percorso dalla crudeltà e dalla voglia di dominio. Nell' incertezza ricerchiamo l'oltre e generiamo innovazione; di questo la democrazia ha bisogno, re-integrando tradizione e cambiamento, al di là della rincorsa al presente.
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