Ciò che non si vede non esiste; e peggio è ciò che non si vuole vedere. I leader del mondo, eterodiretti dalla cultura tecnocratica della quale sono esponenti, raramente pongono l'accento sui luoghi del disagio, preferendo di gran lunga decantare le meravigliose sorti, e progressive, della corsa allo sviluppo infinito. Li chiamiamo "leader" ma dovremmo trovare un'altra parola, incarnando essi l'assenza di politica; oltretutto, quelle che chiamiamo "relazioni internazionali" non sono altro che "reazioni globalizzate e incontrollate" e quella che chiamiamo "comunità internazionale" altro non è che un'arena competitiva nella quale si sviluppa una guerra permanente e, apparentemente, senza fine. Ci manca la politica, la capacità di maturare visioni storiche e di togliere il velo ipocrita che non ci mostra la verità di una realtà degenerante.
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