La politica ridotta a guerra fra bande mi porta a deprimermi. La realtà, quella che vive dentro di noi e nel nostro essere-in-comune, è completamente dimenticata dalle nostre classi dirigenti (destra, sinistra, centro) ed è subita dai più. Sembriamo non renderci conto che la eredità del '900, finito temporalmente, è ancora vivissima in mezzo a noi, con tutte le sue contraddizioni; tentiamo, infatti, di leggere un mondo completamente cambiato, ed in radicale e velocissimo cambiamento, con paradigmi non più adeguati. Così facendo, e insistendo, la realtà ci casca addosso, come accade. E' tempo che gli intellettuali, coloro che usano l'intelletto, escano allo scoperto, indichino la fondamentale necessità del pensiero critico e libero, sollecitino visioni di società che tengano conto delle infinite potenzialità che la globalizzazione e la ricerca scientifica ci consegnano; potenzialità che, senza un adeguato sostegno culturale e politico (fondato su nuovi paradigmi) e senza essere "incarnate" nei processi vitali (per generare innovazione), rischiano di renderci sempre più sudditi e sempre meno cittadini.
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