Sempre di più, le città diventano soggetti storici di globalizzazione; in una convivenza governata, le città potrebbero essere attori di quel senso globale che il modello globalizzato sembra avere smarrito, progressivamente caratterizzato dalla cultura tecnocratica.
Le città come "città-mondo" sono i luoghi di quella che potremo chiamare "globalità incarnata". I mondi-della-vita possono evolvere secondo giustizia e libertà in contesti come le città che, percorse dal mondo e immerse in esso, sono al contempo locali e globali. Il rapporto fra città e mondo è fondamentale per costruire una globalizzazione multipolare e a-centrica, laddove si liberino le infinite energie della convivenza e si colga la necessità di ridare concretezza agli importanti obiettivi elaborati nei summit globali, in particolare dall'ONU e dalle sue agenzie.
Le città-mondo possono essere sorgenti di umanità, di un umanesimo vitale, contraddittorio, progettuale; le città-mondo possono essere i luoghi del consolidamento di una comunità umana che, nell'incertezza naturale della sua condizione, riesca a evolvere in un continuo incontro-confronto-dialogo certamente non facile per la crescente complessità e competizione del mondo in cui viviamo; nelle città-mondo, le differenti culture (e in esse le religioni) possono ritrovare sintesi positive di avanzamento comune, vincendo una tentazione ormai evidente alla assolutizzazione e alla presunta "perfezione" di parte.
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