Sunday, 11 October 2015

L'impresa responsabile. capitolo "Impresa e innovazioni tecnologiche, potenzialità e minacce" (Marco Vitale) - citazioni -

(...) La crescita economica (growth) è fenomeno e concetto diverso da quello di sviluppo (development). Sul concetto di crescita economica troviamo molte definizioni nei manuali di economia. Sul concetto di sviluppo i manuali di economia non ci aiutano, perché il concetto di di sviluppo si carica di valenze non puramente economico-quantitative, ma culturali, intellettuali, sociali, politiche, soggettive. Teoricamente il concetto di sviluppo è più vicino al pensiero degli illuministi lombardi che parlavano di "processo di incivilimento", nell'ambito del quale non vi era distinzione tra crescita economica e sviluppo civile. Io mi trovo a mio agio con la definizione della "Populorum Progressio" (Paolo VI): "Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo". (...)

(...) la tecnica, con il suo inerente carico di rischio, accompagna da sempre l'avventura dell'uomo; la tecnica non è un dato estraneo all'uomo, un sovrappiù dotato di un proprio ritmo di progresso continuo e lineare, ma è indissolubilmente legata all'uomo e alla società umana, e ha avuto variazioni estreme in funzione dei valori, degli obiettivi, dell'organizzazione di una data società in un dato momento. (...)

(...) La missione iniziale della tecnica è quella di affrancare l'uomo perché possa dedicarsi a essere se stesso, ma essa presuppone un progetto di vita; la tecnica s'ingegnerà dunque a compiere la sua missione di aiutare l'uomo a realizzare i suoi progetti, ma non spetta a essa definire il progetto. (...)

(...) Dunque, guardiamoci dal pensare che il progresso tecnico-scientifico proceda meccanicamente in avanti e non possa segnare regressi. E' questo l'atteggiamento che, allentando le chiavi della cautela umana e della consapevolezza, rende possibili irruzioni di nuove barbarie. Anzi, per l'estensione che l'organizzazione tecnico-scientifica ha raggiunto, noi viviamo in un mondo straordinariamente fragile. Ma guardiamoci anche dall'attribuire alla tecnica mali e responsabilità che non le sono proprie. Quanto più impariamo a guardare a fondo in molte disfunzioni che ci affliggono, tanto più impareremo a leggerne le cause reali, premessa indispensabile per avviare i reali correttivi. (...)

(...) Certamente esistono e stanno emergendo nuove conoscenze tecnico-scientifiche che sollevano enormi e, talora, angosciosi problemi etici, sociali, pratici che incominciamo solo adesso a percepire, ma se restringo il campo d'osservazione al mondo che più conosco, al mondo dell'impresa e del lavoro produttivo, io vedo emergere prevalentemente tecniche colme di potenzialità positive. L'informatica distribuita, l'automazione, l'elettronica, la micromeccanica, i nuovi materiali, le nuove energie pulite; se propriamente gestite, se propriamente organizzate, se finalizzate a progetti di vita e non di morte, di sviluppo e non di accaparramento, queste tecniche non sono un novello vaso di Pandora. Sono anzi una benedizione divina, della quale, forse, non siamo degni. E dunque, sotto molti aspetti, noi abbiamo bisogno di più scienza e non di meno scienza, di più tecnica e non di meno tecnica, di più organizzazione e non di meno organizzazione. Più scienza, più tecnica, più organizzazione là dove esse sono ignorate se non disprezzate. (...)

(...) In tutti i campi sta crescendo una domanda di maggiore e migliore responsabilità, di maggiore e migliore potere. La parola d'ordine è "umanizzazione": dell'acciaio, della medicina, dell'informatica. Questa crescente, diffusa e pressante richiesta di umanizzazione è un segnale positivo, ancorché, in parte, confuso. E se ci caliamo nella domanda: "Cosa intendiamo con la parola umanizzazione ?", ci accorgiamo che intendiamo qualcosa di molto simile a quello che scriveva Romano Guardini nel 1951 (nel suo ancora oggi fondamentale libro: "Il potere"): "Il senso centrale della nostra epoca sarà di ordinare il potere in modo che l'uomo, facendone uso, possa rimanere uomo". Il problema è dunque: ordinare il potere, che vuol dire anche responsabilizzare il potere. (...)

(...) E scopriamo che il grande cancro dei nostri giorni non è la tecnologia, ma piuttosto la finanziarizzazione e la mercificazione di ogni cosa, anche delle cose che, come disse papa Wojtyla, non si possono e non si debbono né comprare né vendere. Certo, la violenza sull'uomo è sempre in agguato; è sempre pronta a ritornare anche dove sembrava sconfitta e la tecnologia può ad essa essere servile e utile strumento. (...)

(...) E ad ogni accrescimento della conoscenza e della tecnica, un pari o maggiore accrescimento di saggezza diviene necessario, come più necessarie divengono libertà e democrazia. (...)


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