(...) cultura abbinata al senso di civiltà inteso come volontà di essere insieme. Una volontà oggi più che mai da insegnare, da apprendere, da testimoniare nella pratica. (...)
(...) Nel 1959 lo scrittore inglese Charles Percy Snow (...) pubblicava un libro destinato a diventare famoso. Recava l'emblematico titolo "Le due culture" ("The Two Cultures"). Secondo Snow gli intellettuali si dividono in due gruppi o "culture", quella letteraria o "tradizionale" e quella così detta moderna o "scientifica" talmente in conflitto ideologico fra loro, da provocare un pericoloso vuoto di comunicazione interdisciplinare. A determinare questa situazione aveva contribuito in particolare l'emergere di specializzazioni molto spinte nelle varie discipline scientifiche e, in parte, anche in quelle umanistiche. I conseguenti effetti avevano portato a forgiare linguaggi estremamente specialistici, che presto diventano spesso incomprensibili al di fuori del ristretto numero di addetti ai lavori. Ciò aveva finito con il determinare una sempre maggiore chiusura dei diversi saperi, i quali tendevano a diventare castelli inespugnabili per chi, appunto, non fosse direttamente e professionalmente coinvolto nel contesto specifico di ciascuna area disciplinare. Questo fenomeno veniva esaminato da Snow anche sotto l'aspetto del potere e dei meccanismi che lo determinano. L'autore inglese precisò in seguito che nel suo libro la suddivisione in due sole culture era stata in realtà un artificio per semplificare il problema, per renderlo più immediato e comprensibile. (...)
(...) Tornando alla semplificazione classica proposta da Snow, c'è stato in effetti un lungo periodo di drammatica e persistente incomunicabilità tra la cultura scientifica e quella letteraria, e il conflitto e la dicotomia sembrano persistere ancora, sebbene oggi si avverta una minore esasperazione del problema rispetto a quanto lo scienziato scrittore ipotizzava in quegli anni; adesso sta infatti riaffiorando un forte desiderio di riappacificazione che attenua sensibilmente le ostilità. (...)
No comments:
Post a Comment