Il nostro approccio verso la realtà non va cambiato, va stravolto. Ci vuole una "rivoluzione progettuale", ripensando per rifondare l'intero impianto della convivenza umana. In nome di Dio, o della ragione, il mondo è percorso dalla crudeltà; assolutizziamo i punti di vista, in tal modo rendendoci (molto spesso inconsapevolmente) totalitari. Abbiamo la responsabilità di superare l'idea totalitaria che, sotto forme sempre nuove, non sembra voler morire; essa vive nella considerazione delle "non persone" come effetti collaterali e nella modellizzazione competitiva della vita. Il totalitarismo del terzo millennio è nella globalizzazione senza senso globale; nei diversi contesti, le civiltà sembrano combattersi ferocemente al loro interno, provocando morte e disagio, nell'illusione dell'infinito sviluppo.
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