Thursday, 8 December 2016

Fonti - Una debolissima coscienza del rischio

(...) Coscienza debolissima perché abbiamo difficoltà a pensare il globale, cioè la relazione fra il tutto e le parti, le parti e il tutto, le interazioni, la complessità, ma se il processo continua corriamo verso la catastrofe. (...)

La quantificazione è la parola dominante delle nostre civiltà, mentre l'essenziale degli esseri umani sfugge al calcolo: il sentimento, l'amore, la gioia, la tristezza, l'afflizione, il dolore, l'odio. Tutto ciò è incompreso da molti economisti, incompreso da tutti coloro che vivono nell'universo del calcolo. Ancora una volta, la quantificazione e la compartimentazione sono i nemici della comprensione.

Si aggiunga a ciò la perdita del passato, la tendenza a vivere sempre nell'immediato, un altro degli aspetti negativi della mondializzazione. Senza contare la perdita del futuro. Il mondo ha smesso di credere che il progresso sia una legge ineluttabile, necessaria e feconda della storia. Ormai, c'è l'incertezza del futuro.

Con il ritorno verso il passato, le religioni promettono non più il Paradiso sulla Terra, che è fallito in URSS, cosa che si può verificare, ma in cielo, cosa che nessuno può verificare. Con il bisogno di ritrovare delle radici e nell'angoscia aggravata della crisi economica prosperano tendenze regressive, tendenze alla chiusura su di sé, tendenze al razzismo, alla xenofobia, alla paura dell'altro, alla paura del mondo, alla paura di tutto, mentre non si comprende che siamo tutti legati per interdipendenza al pianeta, che siamo sempre più in una comunità di destino fra umani.

Non siamo soltanto in una crisi economica. Diffondendosi ovunque, la civiltà occidentale mette le civiltà tradizionali, e ancor più le civiltà arcaiche, in una crisi terribile. Il paradosso è che la civiltà occidentale, a sua volta in crisi, si presenta ai paesi in via di sviluppo come la guarigione, mentre porta in sé la malattia.

Si può dire che tutte le le civiltà sono in crisi. (...) E' una crisi di civiltà, una crisi storica profonda.

Ma è possibile cambiare via ? Nessun indice ci indica questa possibilità di cambiamento, nonostante l'esistenza di iniziative innovatrici, che rimangono tuttavia disperse ed embrionali. (...)

(Edgar Morin, 7 lezioni sul pensiero globale, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2016)

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