Thursday, 8 December 2016

Fonti - Sviluppo tecnico, economia, finanziarizzazione, urbanizzazione, questione ecologica

(...) Gli uomini sono sempre di più al servizio dello sviluppo tecnico, più di quanto questo non sia al servizio degli umani. La competitività così come oggi è definita o praticata si traduce nel fatto che le imprese riescono a sovraccaricare di lavoro la maggior parte dei loro dipendenti, in modo da poterne licenziare un certo numero, o in modo da rimpiazzarli con robot sempre più intelligenti, la qual cosa crea disoccupazione. (...)

L'economia mondiale, a sua volta, è totalmente incontrollata. Contrariamente a ciò che prediceva prima del 2008 la maggioranza degli economisti ufficiali, l'economia può essere soggetta a gravi crisi il cui seguito possibile non si conosce. Su questa economia si è sviluppato una sorta di tumore: il dominio del capitale finanziario speculativo, che utilizza i traders, e che utilizza le informazioni sulle Borse nazionali per poter speculare sul danaro o sulle materie prime. (...)

(...) I demografi prevedono che fra alcune decine d'anni l'umanità sarà urbanizzata per l'85 per cento. Non si svilupperanno soltanto enormi megalopoli (...) ma città asfissiate, congestionate e circondate da campagne nelle quali ci saranno solo l'agricoltura e l'allevamento industrializzati (...).

(...) E, al cuore di tutto ciò, la devastazione ecologica del pianeta. La tendenza al riscaldamento climatico, che venga da sorgenti antropogene o da sorgenti naturali, si verifica nell'Antartico e nell'Artico con lo scioglimento dei ghiacci. Le offese alla bio-diversità, come la deforestazione, deteriorano vitalmente gli ecosistemi. Il cibo inquinato attenta alla nostra alimentazione, minaccia la nostra salute, così come il consumismo delle classi medie, che ci fa ingerire alimenti saturi di zuccheri e di conservanti. E se si verifica il riscaldamento, ciò creerà enormi migrazioni. (...) Il problema più grande è che gli Stati e le imprese spingono per la crescita indeterminata, indefinita, sebbene sappiamo che il pianeta non potrebbe sopportare che due miliardi di cinesi o di indiani utilizzino un'automobile a tempo pieno. Ciò vuol dire non sopprimere l'automobile, ma regolarne l'uso senza privare le persone della gioia di questo strumento che è nello stesso tempo un giocattolo per adulti. (...)

(Edgar Morin, 7 lezioni sul pensiero globale, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2016)

No comments:

Post a Comment