Sunday, 11 September 2016
Roma, ostaggio nell' "eterno presente" (Marco Emanuele)
Roma può essere uno straordinario laboratorio filosofico e di governo. Nel primo caso, ben considerando che i suoi problemi datano almeno due millenni, è necessario operare, nella mediazione (talento dimenticato in una politica fattasi "vuoto dominante") con la realtù-che-è , per Roma come città del "presente storico"; oggi, infatti, la nostra capitale è ostaggio nell' "eterno presente" e nulla viene visto, non da ora, in termini di visione ma solo nell' imminenza (i rifiuti diventano oggetto di discussione e le Olimpiadi un evento che viene ricondotto soltanto alla incapacità gestionale e alla corruzione). Così facendo, è chiaro, il progetto viene cancellato e Roma resta un bel museo a cielo aperto da guardare e da ammirare, non da vivere e da migliorare. Nel secondo caso, del laboratorio di governo, l'occasione storica consiste nel prendere atto che le megalopoli non possono più essere governate secondo una logica verticale; ci vuole un "federalismo cittadino" con una giunta centralizzata che definisca linee strategiche e municipi davvero autonomi che governino la convivenza in quartieri che sono città medio-piccole. In alternativa, il tempo di Roma continuerà a essere quello dell'urgenza senza progetto e i cittadini continueranno scavare il solco profondo del dis-interesse fra loro e la "cosa pubblica", il tanto declamato "bene comune".
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