La protesta del Nobel Pamuk sugli arresti degli intellettuali in Turchia e sui pericoli che corre la libertà di pensiero in quel Paese, pubblicata da la Repubblica dell'11 settembre 2016, chiama a una riflessione necessaria sul senso e sulla dignità della democrazia in questo terzo millennio. Abbiamo strumentalizzato la democrazia fino al punto di farla diventare "fine" e ciò ha provocato l'assolutizzazione di valori "non incarnati"; è così che lo strumento democratico, fattosi "fine", diventa soltanto una maschera democratica e un contenitore riempito da un "vuoto politico" dominante. Di per sé, dunque, la democrazia non garantisce più i diritti e le libertà ma può essere utilizzata dai più forti, dai migliori, dai più competitivi e serve soltanto come "modello esportabile"; in sostanza, la democrazia assolutizzata e svuotata non è un "processo storico" incarnato nei contesti (e nelle contraddizioni che in essi vivono) ma una occasione da acquistare a caro prezzo, menù tecnocratico, nel grande mercato globalizzato. Esistiamo in una democrazia che tradisce la democrazia stessa, in una democrazia "non vissuta".
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