Si avverte ancora, in mezzo a noi, il '900 che non passa. E ciò avviene soprattutto in politica, in un pensiero politico che si è trasformato in "vuoto" e che non comprende i tempi che stiamo vivendo nel senso che non c'è un pensiero sistemico nell'incertezza. Non è questione di chi è più bravo a governare ma il tema è com-prendere in noi le grandi tradizioni e gli uomini che hanno fatto grande l'Italia e l'Europa e legare le loro visioni e le loro scelte a visioni progettuali nel futuro già presente; questo è il lavoro che dovrebbero "incarnare" le classi dirigenti, come fecero altri in anni ormai lontani. Se non possiamo vivere di nostalgia, ed è giusto, altrettanto dobbiamo impegnarci a costruire la speranza. Nella formazione (in particolare nelle scuole superiori e nell'università) dobbiamo introdurre il "pensiero complesso" e la conoscenza della "storia delle idee" e dei "segni dei tempi"; cullati nel '900, non ci rendiamo conto che oggi serve una "filosofia della ri-appropriazione" come ritorno nella realtà, quella vera, del mondo-della-vita e dei mondi-della-vita.
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