Con tutta onestà, gli "stop and go" europei hanno un pò stancato. Questa retorica fastidiosa sulla crescita economica,, sulla cittadinanza, e poi il dominio tecnocratico dell'austerità, non ci fanno appartenere a un qualcosa di più ampio del nostro territorio nazionale. Sembra incredibile, ma è così; l'Europa in quanto Europa non esiste. Le "mezze figure" che dovrebbero governarla sono le stesse che la stanno portando alla distruzione e le parole sono sempre le stesse; in questo rito stanco e malato, ciò che più appare paradossale è che si vorrebbe combattere il populismo, quello che politicamente viene chiamata anti-politica (errore fondamentale), e che invece rappresenta lo specchio della de-generazione della politica stessa. Insomma, chi scrive è per un profondo ri-pensamento dell'Europa, per la sua rifondazione; non è più il tempo di "pannicelli caldi". Bisogna mediare il più possibile nell'Europa-che-è ma il lavoro vero è progettuale, di ricerca di classi dirigenti degne di questo noi; e noi intellettuali (persone che usano l'intelletto) dovremmo smarcarci dalla retorica per ri-tornare a pensare.
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