Dobbiamo riflettere sul vuoto politico dominante che fa emergere tutte le nostre differenze in chiave competitiva, di reciproco annullamento. Il vuoto politico non va semplicisticamente colmato attraverso risposte affrettate alle sfide e ai problemi della storia; il tema è ripartire dalle domande fondamentali sulla convivenza per ri-fondare una politica complessa in grado di calarsi (e di calarci) nei naturali percorsi dei mondi-della-vita che, raramente, sono certi e determinabili.
Il vuoto politico è vuoto di domande, di problematizzazione, di pensiero critico. Il vuoto politico ci porta a non essere, a non vivere, a rifugiarci nelle certezze e nelle quantificazioni di un modello globalizzato che si sta rivelando sempre di più come portatore di grandi potenzialità e possibilità e come distruttore delle stesse. La globalizzazione non globale si nutre del pensiero lineare e genera vuoto politico, facendo de-generare la politica.
Siamo pieni di sacerdoti della certezza, di consiglieri del principe, di intellettuali del "progetto del non progetto". Diciamo questo non per lamentarci ma per sottolineare la necessità di un realismo progettuale che va ri-pensato insieme, ritrovando il valore dell'incertezza. della verità, della ragione aperta e visionaria.
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