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Dal 1991 a oggi: le tre fasi del processo di riavvicinamento
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Sebbene sia la prima volta che i leader di Cina e Taiwan si incontrano, questo non vuol dire che le parti non abbiano mai dialogato, anche ad alto livello, prima di oggi. Dopo decenni di aperta ostilità nel 1991 è stato avviato il processo di distensione che ha rapidamente favorito un progressivo riavvicinamento simboleggiato dalla firma del compromesso politico noto come il 1992 Consensus. A questa prima fase, ne è seguita una seconda caratterizzata da altissima tensione per le dichiarazioni dell’amministrazione democratico–progressista di Taiwan guidata da Lee Teng–hui giudicate da Pechino eccessivamente a sostegno dell’indipendenza dell’isola. La terza fase del processo di distensione è iniziata nel 2008 con il ritorno del partito nazionalista Guomindang (Gmd) al potere, che condivide con Pechino il principio dell’Unica Cina e che era stato protagonista degli accordi del 1992. La volontà di favorire il riavvicinamento tra le due capitali è stata confermata dalla prima riunione tra rappresentanti governativi di entrambe le parti, avvenuta l’anno scorso, e seguita nel maggio di quest’anno dall’incontro tra Xi Jinping e il presidente del partito di maggioranza nel parlamento taiwanese Eric Chu, candidato alla guida del paese alle elezioni del prossimo gennaio.
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L’economia come canale privilegiato
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La conflittualità politica non ha impedito a Cina e Taiwan di rapportarsi attraverso un canale alternativo, quello economico. La Cina è oggi il primo mercato per le esportazione taiwanesi e il volume del commercio bilaterale è passato da 30,5 milioni di dollari (2000) a 174,5 miliardi (2014). Tramite l’Economic Cooperation Framework Agreement (ECFA), firmato nel 2010, le parti hanno istituito un meccanismo sistematico per la cooperazione economica sino–taiwanese volto a ridurre gradualmente le barriere commerciali e di investimento. Questo importante traguardo è arrivato a due anni dall’istituzione dei tre collegamenti diretti – commerciali, postali e turistici – che hanno permesso a 7 milioni di turisti cinesi di recarsi sull’isola e a 890 voli commerciali settimanali di attraversare lo stretto.
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Le ragioni di Taiwan
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Questo incontro avviene in un momento molto particolare per Taiwan e il partito nazionalista. Il 16 gennaio 2016 ci saranno le elezioni e il Guomindang (Gmd), partito del presidente Ma, si trova in forte svantaggio rispetto al Partito democratico progressista (Pdp). Questo meeting potrebbe quindi legittimare il Gmd come partito pragmatico e favorirne la rimonta elettorale. Dalla candidata Pdp, e attuale favorita Tsai Ing–wen, giungono, infatti, forti critiche per il rischio di strumentalizzare per fini elettorali un tema complicato e vitale come i rapporti con la Cina continentale. La corsa presidenziale corre così il rischio di trasformarsi in un referendum sui rapporti con Pechino. Un secondo aspetto è legato all’eredità politica del presidente Ma che nel corso dei suoi due mandati si è speso molto a favore del disgelo e vede nell’incontro odierno l’occasione per passare alla storia.
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Le ragioni di Pechino
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Se le ragioni di Ma Ying–jeou sono chiare, non altrettanto sembrano essere quelle di Xi Jinping. Tuttavia, secondo diverse ipotesi, il presidente cinese potrebbe aver accettato di partecipare all’incontro per favorire il Guomindang, controparte politica meno ostile. Inoltre, una distensione dei rapporti con Taiwan potrebbe giovare a Pechino nel delicato tema delle rivendicazioni territoriali nel Mar cinese meridionale e permettere a Xi Jinping di presentarsi più facilmente come attore responsabile della comunità internazionale.
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