Abbiamo il compito storico di far ri-generare la realtà, ri-generandoci in essa.
La grande sfida che abbiamo di fronte è di riappropriarci della storia. Sono tante le analisi che si leggono, ad esempio, sulle aree di conflitto che, nel mondo, quasi non si contano più; sono analisi anche approfondite, spesso intellettualmente oneste ma, in troppi casi, ancora costruite o nella ferrea convinzione del "valore dogmatico" del punto di vista o attraverso un "occhio disciplinare".
Siamo immersi in una "degenerazione sistemica" e, di fronte a questa, continuiamo a proporre soluzioni lineari e particolari. In tale situazione, solo la forza del pensiero complesso e globale può aiutarci a "fare pace" con la complessità della realtà, che è la nostra.
Interi popoli, persone con un nome, un cognome e una storia, sono considerati massa, interpretati e "contati" come quantità che muoiono, che sopravvivono, che cercano di fuggire da situazioni di guerra o di profondo disagio. In questo, c'è tutta la "qualità" che dimentichiamo e ci sono dinamiche che superano le nostre certezze; siamo chiamati a guardare dentro ogni realtà, nel profondo, per scoprirne l'oltre.
La morale, la cultura, la politica, l'economia, il diritto devono tornare a contaminarsi per fecondarsi reciprocamente; il primo livello di ri-generazione della realtà passa attraverso la sua conoscenza e la conoscenza, per essere pertinente, non può che essere transdisciplinare e deve includere nell'orizzonte del realismo tutte le dimensioni del vivere.
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