(...) L'obiettivo primario dell'impresa è lo sviluppo, realizzato anche attraverso il profitto. Senza profitto non c'è sviluppo né in un'economia capitalista, né in un'economia collettivizzata. Ma il profitto non è sufficiente per lo sviluppo. Perché c'è il profitto senza sviluppo, c'è il profitto senza qualità, c'è il profitto monopolistico, c'è il profitto senza progresso dell'accumulazione tecnologica e della conoscenza organizzativa, c'è il profitto che deriva solo da connivenze di chi gestisce le casse pubbliche, c'è il profitto che devasta la terra, c'è il profitto che degrada le città, c'è il profitto che è solo apparente perché parte dei suoi costi di produzione si scaricano in bilanci diversi da quelli dell'impresa, c'è il profitto che miele solo e ha smesso di seminare; c'è il profitto sterile che non svolge più la sua funzione fecondatrice; c'è il profitto che, in realtà, è ormai solo consumo di quanto altri hanno accumulato nell'impresa; perché ci sono i profitti di guerra; perché ci sono i profitti di regime; perché c'è il profitto che deriva da spericolate speculazioni finanziarie; perché c'è profitto tesaurizzato e non distribuito con equilibrio tra i fattori della produzione. (....)
(...) Il tema di fondo sul quale il management è chiamato a rendere conto è proprio questo: il profitto che stiamo producendo è fertile o sterile ? E perché ci deve essere questa resa di conto ? Ma perché l'impresa, pur di proprietà e di gestione privata, è strumento strategico e operativo di sviluppo collettivo. Anche per questa via siamo risaliti alla concezione d'impresa. E attraverso questa a una concezione di società, che è quella che chiamiamo - per brevità - capitalismo democratico. (....)
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