Saturday, 10 October 2015

L'impresa responsabile (Marco Vitale) - citazioni -

(...) Se il management non è capace di mediare e di bilanciare i diversi interessi, privati e pubblici, che si intersecano in quel nodo complesso che l'impresa; se esclude dalla sua capacità e addirittura dalla sua etica l'evitare eccessi; se quello che avviene intorno all'azienda è solo affare degli altri; se il sindacato è, per definizione, escluso dal collaborare al buon funzionamento dell'azienda, allora tutto ciò vuol dire: istituzionalizzare un puro schema conflittuale. (...) Vuol dire istituzionalizzare la guerra civile. E il manager diventa poco più che un uomo d'armi. Allora vuol dire che efficienza e responsabilità si escludono per definizione, proprio come affermano quelle concezioni culturali di stampo pre-industriale che, faticosamente, cerchiamo di superare. (...)

(...) L'impresa moderna non è solo un centro di produzione e di accumulazione del profitto. Perciò coloro che da un lato la esaltano come pura produttrice di profitto, e coloro che, dall'altro, la additano al pubblico odio, come una forma demoniaca di oppressione sull'uomo, sono entrambi epigoni di culture ottocentesche, sorpassate e pericolose. Essi chiamano a raccolta degli eserciti di cafoni per una insensata e dannosa guerra di religione, dalla quale sarebbe ora che ci liberassimo. La grande legittimazione dell'impresa sta nel fatto che essa è produttrice di sviluppo. Quando si acquisisce questa nozione, l'impresa diventa un organismo che supera il conflitto capitale - lavoro, il quale sopravviverà, ma dovrà trovare nuove forme di composizione, nel quadro di un riconosciuto interesse comune. Nessuno, né la proprietà, né il sindacato, hanno il diritto di distruggere l'impresa. E il management ha la responsabilità che ciò non avvenga. E ciò è possibile se e in quanto l'impresa riunisca, in un processo unitario e dinamico, tre tipi di accumulazione. L'impresa è tale solo quando l'accumulazione del capitale è strumentale al progredire dell'accumulazione della conoscenza tecnologica (quale luogo privilegiato dell'innovazione, del dinamismo, della produttività) e al progredire dell'accumulazione della conoscenza organizzativa e della cultura del lavoro. (...)


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