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Friday, 14 October 2016
Why the world fears refugees (Al Jazeera)
We animated Polish sociologist Zygmunt Bauman's words about why people in the EU, and elsewhere, are scared of refugees.
Saturday, 8 August 2015
Stato di crisi (Zygmunt Bauman)
(...) Parlando di crisi di qualsiasi natura, compresa quella economica, trasmettiamo in primo luogo il senso d'incertezza derivante dalla nostra ignoranza rispetto alla direzione in cui le cose stanno andando e in secondo luogo l'urgenza di intervenire, per selezionare le giuste misure e decidere di applicarle prontamente. Diagnosticare come "critica" una situazione significa proprio questo: associare a una diagnosi un richiamo ad agire. (...) qui c'è una contraddizione endemica: dopo tutto, ammettere di trovarsi in stato di incertezza/ignoranza fa presagire il peggio riguardo alla possibilità di selezionare le "giuste misure" e di spingere così le cose nella direzione desiderata. (...)
Sunday, 2 August 2015
Il ritorno del pendolo (Zygmunt Bauman)
(…) La vita della generazione giovane viene vissuta oggigiorno in uno
stato di emergenza perpetua. Bisogna tenere gli occhi ben aperti e aguzzare l’udito
in modo costante per captare immediatamente le visioni e i suoni di ciò che è nuovo:
il nuovo che arriva continuamente, a una velocità comparabile solo a quella di
un bolide che passa e svanisce in un istante. Non c’è un attimo da perdere.
Decelerare equivale a scialacquare. Che cosa significa tutto questo per il
destino del principio di realtà, incaricato di domare e di tenere in riga la
ricerca del piacere obbedendo alle istanze del desiderio ? La grande novità è l’eminente
revocabilità di tale principio. La realtà si percepisce ogni volta di più come
un’irritazione temporale che è necessario aggirare, e non qualcosa da superare
o di fronte alla quale darsi per vinti; nel nostro mondo di continui ricambi e
del diritto a riportare al negozio qualunque prodotto non ci dia piena
soddisfazione, gli oggetti che causano disagio vengono scartati e sostituiti da
altri “nuovi e migliorati”. In particolare per i giovani, questo disagio
comprende la realtà al di fuori di internet, che per essere all’altezza delle
aspettative deve adeguarsi senza tregua ai parametri della sua omologa online.
Oggi tocca al principio di realtà essere considerato colpevole fino a che
dimostri la sua innocenza, e non gli risulta facile trovare una prova
convincente. E’ venuto il suo turno di argomentare profusamente al cospetto del
suo antagonista – il piacere – e discolparsi per gli inconvenienti che ha
causato per aver abusato della sua ospitalità. (…)
Il ritorno del pendolo (Zygmunt Bauman)
(…) In assenza di valori
durevoli, indiscutibili e sostenuti da un’autorità, la valutazione delle
opzioni non può che seguire il modello delle merci poste in commercio: è
necessario “mettere sul mercato” il modello dell’identità scelta al fine di “accertare
il suo valore”. In linea con un sentire comune che – come osservò Bourdieu – si
ispira al pensiero unico dell’economia di mercato, la merce manca di valore a
meno che non disponga di clienti, e il valore che potrebbe già avere oppure
acquisire si misura con la quantità di clienti e l’intensità che questi le dedicano.
Il castigo per aver fallito nel reperimento e nella creazione di clienti
attraverso l’identità ideata ed esibita è l’esclusione (ostracismo, “eliminazione
per decisione della giuria”, disprezzo, indifferenza): l’equivalente sociale
del bidone dei rifiuti. (…)
Il ritorno del pendolo (Zygmunt Bauman)
(…) Oggi il principale compito
della “socializzazione” (la preparazione per la vita conforme alle norme
sociali) consiste nel provocare/facilitare l’ingresso nel gioco degli acquisti,
così come nell’incrementare le opportunità di restare nel campo di gioco
evitando la minaccia dell’esclusione. I membri della società devono sviluppare
una sensibilità per gli incanti seduttivi del mercato e rispondervi in linea
con la guida redatta dagli esperti in mercatotecnia; il fallimento in questa
impresa è il contenuto principale dei timori attuali nei confronti dell’”inettitudine”.
Come aveva osservato Pierre Bordieu già due decenni fa, oggi viviamo in una
società che ha rimpiazzato la regolazione normativa con la seduzione, e il
mantenimento dell’ordine con gli stratagemmi delle “relazioni pubbliche” (in
termini più semplici, la pubblicità), mentre i desideri in espansione e il
risveglio di nuove necessità hanno reso ridondante la coercizione manifesta; ciononostante,
questi nuovi meccanismi di riproduzione sociale acquistano efficacia soltanto
se coinvolgono donne e uomini “resi idonei per la competizione”. In chiara
opposizione con la famiglia ortodossa caratterizzata da una rigida supervisione
genitoriale, questa struttura famigliare laica, che espande l’autonomia
infantile e lascia ai giovani liberati dall’orientamento un tempo esercitato
dai loro genitori, si adatta bene ai requisiti imposti dalla nostra società
liquido-moderna dei consumi, individualizzata in tutta la sua estensione. (…)
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