Sunday, 11 September 2016

Memoriali (Marco Emanuele)

Ogni 11 settembre ci ritroviamo, commossi, nel nostro memoriale globalizzato (ed è sacrosanto ricordare) ma non ci ri-troviamo nella storia, nella realtà del mondo-della-vita e dei mondi-della-vita. Infatti, mentre abbiamo bisogno di "cristallizzare" il male, non avvertiamo la necessità di ri-.creare la realtà. E la realtà evolve a prescindere da noi, presentandoci il conto del ritorno perenne della violenza totalitaria; è per questa ragione che insisto, e continuerò a farlo, sulla necessità di una "filosofia della ri-appropriazione".

Proprio mentre facciamo esercizio di memoria, la stessa si svuota e ci mette di fronte alla nostra incapacità di progettare, di dare contenuti responsabili al "vuoto politico" nel quale siamo immersi, di ri-pensare per ri-fondare la politica stessa. Ricordiamo per non agire mentre siamo prigionieri della "non cultura" del "fare per il fare".

Clienti del "supermarket dell'imminenza", siamo una "umanità - sommatoria" senza dialogo, una umanità tecnocratica e a-politica, dis-umana, come il mondo nel quale esistiamo e non viviamo. Cresce la distanza tra noi e le parole di uomini che rispettiamo, parole "alte" (penso alle piazze di Papa Francesco, piene di in-differenti e di irresponsabili che adorano il leader ma che non si lasciano problematizzare). Il problema è la responsabilità, la costruzione e la ri-costruzione del progetto umano, il senso da ritrovare al di là del "non senso" dominante.

Se usciamo dal memoriale, ci accorgiamo che non abbiamo minimamente scalfito i rapporti di violenza che percorrono il mondo e che, dentro di noi, ci hanno resi soggetti a una competizione esasperata e non soggetti di storia. Mentre la mediazione si "riduce" a compromesso, ciò che viene sacrificato sull'altare della sicurezza e del "risultato" è la nostra libertà, luogo di liberazione di una umanità contraddittoria e incerta, dialogante, capace - nei suoi limiti - di respirare l'oltre.

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